Viterbo – “L’omertà uccide, la verità è la speranza”. Don Luigi Ciotti lancia la sfida, ma arriva sul palco salutando uno a uno i componenti dell’associazione Filarmonica vejanese, quasi per ringraziarli della loro introduzione sinfonica a lui dedicata.
Poi comincia subito appellandosi ai presenti: “Dobbiamo avere l’onestà di assumerci la nostra parte di responsabilità, il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi. La malattia più grave è la delega”.
E alla domanda sul suo stato di salute risponde: “Io sto bene. Sto bene perché c’è un noi e non un io. Una rete di persone, realtà, associazioni e movimenti di giovani che si sono messi insieme. Grazie di avermi chiesto come sto, sto discretamente bene”.
Il fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera usa poi un’espressione che fu di Paolo Borsellino nel periodo dei maxiprocessi negli anni ’80: “Perniciose illusioni”. Don Ciotti chiarisce infatti che “bisogna far emergere le cose belle e positive che vengono fatte contro la mafia, ma avendo la lucidità di non far venire meno la continuità, l’investimento e la passione”.
“La mafia rischia di diventare un’entità pubblica che usa un nuovo metodo, quello collusivo e corruttivo – prosegue don Ciotti –. E abbiamo scoperto che sono in grado di indirizzare gli investimenti pubblici. I temi corruzione e corruzione legata alle mafie oggi risultano essere due facce della stessa medaglia”.
Affermando che “è la cultura che sveglia le nostre coscienze”, Don Ciotti affronta il punto fondamentale dell’educazione alla cultura citando un suo incontro con Tullio De Mauro, al quale la mafia portò via il fratello.
“De Mauro ci ricordava che l’Italia ha circa sei milioni di analfabeti di ritorno – dice don Ciotti – e su questo dato dobbiamo chiederci perché siamo agli ultimi posti per dispersione scolastica”.
Don Ciotti ricorda anche il suo incontro con Giovanni Falcone che gli disse che “la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e di civiltà” e cita anche don Luigi Sturzo che nel 1900 disse che “la mafia ha il piede in Sicilia ma forse la testa a Roma”. Don Ciotti infatti è convinto che “noi abbiamo il dovere di conoscere la storia e soprattutto la verità sulla mafia, perché l’omertà uccide, la verità è la speranza”.
Dichiarandosi apertamente sul caso di Totò Riina, don Ciotti si esprime così: “Ma ve lo vedete Totò Riina ai domiciliari a Corleone? Il tempio della mafia. No! No! Non vi stupisca che lo dica io. Io dico che tutti hanno il diritto alle cure, ma dobbiamo tenere conto anche di altri elementi, il che non vuol dire che nelle ultimissime ore non gli si consenta che i familiari gli possano essere vicino. Se Riina vuole parlare di morte dignitosa, dovrà recuperare questa dignità dicendo la verità. Abbiamo bisogno della verità”.
Don Ciotti termina spiegando i suoi due riferimenti che lo accompagnano nelle battaglie e che gli permettono di “saldare la terra con il cielo”. “Il Vangelo e la costituzione italiana, perché c’è molta politica nel Vangelo, quando denuncia i soprusi, le violenze e le ipocrisie. C’è molto Vangelo nella costituzione, laddove si stabilisce l’uguale dignità delle persone e il loro diritto a vivere in pace e giustizia”.
La serata termina con le note di Beautiful that way, colonna sonora del film La vita è bella, suonata egregiamente dall’associazione Filarmonica vejanese.
Mirko Fortini
Tusciaweb Academy


