Viterbo – (sil.co) – Ancora un processo figlio della maxinchiesta su appalti truccati e corruzione Genio e sregolatezza. E’ il filone “Acquabianca”, quello che riguarda i sette indagati più conosciuti: Amedeo Orsolini e altri cinque imprenditori tra i più importanti della provincia e l’ex city manager del comune di Viterbo, architetto Armando Balducci.
Sette su sette. Sono stati tutti rinviati a giudizio ieri dal gup Savina Poli, che ha emesso la sentenza poco prima delle ore 15, al termine di tre ore di udienza preliminare durante la quale i difensori hanno messo in campo tutte le carte possibili per evitare il processo ai propri assistiti. La prima udienza è stata fissata davanti al collegio per il 3 ottobre.
Figlio della maxinchiesta Genio e sregolatezza, sfociata in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero nel 2012, il filone Acquabianca è quello che fece più scalpore per via della notorietà degli attuali imputati. Oltre a Amedeo Orsolini e Armando Balducci, ci sono i due soci della Colleverde di Orsolini, Lorenzo Grani e Luigi Castellani e gli imprenditori Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino.
I Chiavarino, padre e figlia, hanno già patteggiato pene inferiori ai due anni per il filone principale di Genio e sregolatezza. Il processo agli otto imputati rimasti – quattro imprenditori, due funzionari del genio civile, un sindaco e un vicesindaco – è l’unico alle battute finali, tra quelli scaturiti dalla stessa indagine della procura.
Al centro dell’inchiesta dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma le presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca. Un record per l’architetto Balducci che, indagato per corruzione aggravata, è stato rinviato a giudizio oltre nove anni dopo la fine dell’incarico, risalente al febbraio 2008.
Tutti sono accusati di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al comune di Viterbo, per aver fatturato 190mila euro più del dovuto, 50mila incassati, per le opere di urbanizzazione.
Balducci, invece, avrebbe intascato, in contanti e al nero, 70mila euro di bustarelle, a rate, dal 2008 fino al 2012. A partire dall’approvazione, solo da parte della giunta, senza il passaggio dal consiglio comunale, di una variante al piano di zona, spacciata per “non essenziale”. E invece messa a punto apposta per favorire la Colleverde, secondo l’accusa, già cliente per il progetto dello studio della moglie, incrementando del 50% le volumetrie residenziali private e riducendo dell’80% le non residenziali.
Un escamotage, tra l’altro, per costruire una gran quantità di villini a schiera invece di palazzi, con un aumento del 38% della superficie edificabile.
Nell’accordo corruttivo, inoltre, erano previsti incarichi a professionisti della società riconducibile alla moglie. Le imprese dei Chiavarino e di Tomassetti invece, avrebbero versato a Balducci il 2,5% sull’importo, pari a quasi 5 milioni di euro, dei lavori di urbanizzazione primaria, tra cui la rotatoria. In parte recuperati, secondo l’accusa, truffando il comune.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

