Acquapendente – “Non è mai stato un marito, né un padre”. Ha raccontato in aula il suo inferno. Un inferno fatto di offese e umiliazioni, aggressioni e dispetti. A renderle la vita impossibile quell’uomo che aveva sposato nel ’78, ora a processo per maltrattamenti e mancato pagamento degli alimenti.
“Il nostro rapporto non è mai stato dei migliori – ha detto la donna, costituita parte civile, al giudice Giacomo Autizi -. Ma dal 2003 è precipitato tutto. Licenziato, la sera tornava a casa incattivito. Mi offendeva, umiliava, aggrediva e riempiva di dispetti: dai servizi di piatti fracassati, al ferro da stiro nascosto”.
Non solo. Il marito le avrebbe anche impedito di avvicinarsi al letto matrimoniale, costringendola a dormire per terra. “Aveva iniziato una relazione con una romena – continua la donna -, e mi aveva cacciato dalla camera da letto. La chiudeva a chiave, obbligandomi a dormire nella stanza dei figli. Mettevo i piumoni a terra, e lì restavo tutta la notte”.
Botte e insulti a completare il quadro. Per cinque anni, dal 2004 al 2009, la donna avrebbe sopportato gli eccessi del marito. Ma quando le strinse una cintura al collo intimandole di andarsene, lei non se lo fece ripetere. Prese i figli, i bagagli e chiese ospitalità a una cooperativa sociale, avviando le pratiche per la separazione. Da almeno otto anni, ormai, non mette piede in quella che una volta era casa sua.
Per la difesa, avvocato Vincenzo Dionisi, quanto raccontato dalla donna, costituita parte civile tramite l’avvocato Angelo Di Silvio, è tutto da dimostrare: l’uomo, pensionato di 67 anni, è incensurato e cardiopatico. Non ci sarebbero certificati medici a confermare le aggressioni all’ormai ex moglie. Lei se ne sarebbe andata da sola e la prima denuncia risale al 2014: a cinque anni dagli ultimi episodi e a dieci dai primi. A fine ottobre la prossima udienza.
