Viterbo – “Il mio film? E’ un thriller psicologico”. Michele Placido, ieri sera sul palco del Tuscia Film Fest, non ha dubbi sulla sua ultima opera.
7 minuti è il secondo impegno come regista di Placido. Nel film tratta con vigore il tema della conservazione del posto di lavoro.
Pummaró del 1990, fu la sua prima esperienza dietro la macchina da presa, e trattava un altro tema con forte impatto sociale: quello dell’immigrazione.
La sceneggiatura di 7 minuti è un adattamento dell’originale soggetto teatrale di Stefano Massini (ora alla guida del Piccolo Teatro di Mlano) ispirato da una storia vera accaduta alle operaie tessili di Yssingeaux nell’Alta Loira. L’intera vicenda è ambientata nella stanza in cui si riunisce il consiglio di una fabbrica tessile ceduta a un colosso francese del settore.
Lo spettro di un nuovo contratto, percepito come ostile per il lavoratore, e il timore della delocalizzazione aleggiano sulle trattative.
Anche 7 minuti in meno alla pausa pranzo chiesti dalla nuova proprietà determina sospetti sul mantenimento del posto di lavoro.
Il dibattito nel consiglio fa emergere intensi dialoghi e motivazioni variegate sull’adesione alla proposta. Dapprima 10 su 11 delle rappresentanti sono propense ad accettare l’accordo. Ma Bianca, capo delegazione delle lavoratrici, non si arrende a quella vasta adesione. Invita alla riflessione, a non cedere alla paura di oggi, ad aumentare la profondità dell’analisi sul loro futuro. La decisione viene quindi ribaltata e l’accordo respinto.
L’andamento del dibattito ricorda quello del film La parola ai giurati. Un film del 1957 diretto da Sidney Lumet. Riguardava la storia di un componente di una giuria che, sulla base di un “ragionevole dubbio”, tenta di persuadere gli altri undici membri ad assolvere un ragazzo accusato di parricidio.
Placido è stato regista ed interprete di 7 minuti. Insieme a lui altre undici protagoniste. Tra esse risaltano i ruoli di Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Ambra Angiolini, Violante Placido, Maria Nazionale e Cristina Capotondi. La scrittura potente della sceneggiatura non cosentiva la scelta di attrici di “strada”. Il cast comprende quindi professioniste pur se di varia formazione. La loro interpretazione risulta forte e convincente. E ciò per tre ispirazioni che Placido ha seguito con decisione nella direzione del film.
Quella di Mario Monicelli che diceva “nel cinema bisogna fare bene e con passione il proprio mestiere”. Quella di Clint Eastwood: “il regista che è stato un bravo attore fa vedere l’interpretazione dei ruoli e poi ne richiede la ripetizione”. Infine Dante: ogni suo verso, ogni sua parola crea un sussulto nel lettore.
Dopo aver recitato l’ultima parte del V canto dell’Inferno, ieri sera, Placido ha auspicato per il prossimo anno un invito per parlare di Dante che conosceva molto bene la Tuscia Viterbese.
Ciro De Pace
Tusciaweb Academy



