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Nel maxiprocesso Asl irrompono le carte della “macchina del fango”

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L'avvocato Pier Giorgio Santoro

L’avvocato Piergerardo Santoro

 

L'ex comandante Marco Ciervo

L’ex comandante Marco Ciervo

Viterbo – Maxiprocesso Asl, la difesa dell’ex direttore generale Giuseppe Aloisio chiede di depositare carte dell’inchiesta “macchina del fango” per dimostrare i rapporti di familiarità tra l’ex comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Dell’Agnello e il giornalista Paolo Gianlorenzo i cui giornali pullulavano di indiscrezioni ai tempi dell’inchiesta.

“Nonostante il segreto, c’è stata una fuga di notizie”, hanno sempre detto in aula gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, che assistevano anche l’ex superconsulente Mauro Paoloni, uscito dal processo lo scorso novembre. 

Per consentire al collegio di inquadrare meglio il contesto delle indagini, la scorsa udienza hanno sentito come testimone l’ex colonnello Dell’Agnello. Oggi è stata la volta del maresciallo Piergiorgio Scoparo e dell’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Viterbo, Marco Ciervo. 

Entrambi hanno negato rapporti particolari con Gianlorenzo. “Lui faceva domande, come tutti i giornalisti. Chiedeva anche l’esito delle richieste di misure cautelari, ma non gli veniva risposto. Solo una volta l’ho ricevuto al comando – ha detto Ciervo, dicendo di non sapere dei rapporti del cronista con Dell’Agnello – io e il colonnello ci siamo incrociati soltanto per un mese e mezzo, ma non li ho mai visti insieme”. 

La richiesta e il rigetto della richiesta di misure cautelari per Aloisio e Paoloni furono ampiamente coperti dai quotidiani di Gianlorenzo.

Il difensore dell’ex dg ha chiesto al maresciallo Scoparo se per caso qualche volta gli avesse passato delle carte o avesse effettuato verifiche per Gianlorenzo nei fascicoli custoditi in procura. “Mai – ha risposto il maresciallo – ho conosciuto Gianlorenzo nel corso dell’indagine, c’erano incontri occasionali in procura, forse anche al comando, ma non ci davamo appuntamento. Lui chiedeva, noi non rispondevamo. Non era pressante”. 

Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, una perdita di tempo. Non per la difesa che, sentiti i militari, ha chiesto l’acquisizione di due informative: “In cui si fa riferimento al rigetto delle misure cautelari per Paoloni e Aloisio e a intercettazioni di conversazioni telefoniche tra Gianlorenzo, Selvaggini e Dell’Agnello”.

Di fronte alle proteste dei pubblici ministeri, trattandosi di atti dell’inchiesta “macchina del fango” del pm Massimiliano Siddi, Santoro ne ha chiesto il deposito come memoria difensiva. Da utilizzare in sede di discussione. “Lo scopo è dare al collegio – spiega il difensore – il senso di come si è svolta l’attività di indagine”. 


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