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“Non hanno il mio numero di telefono…”

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Viterbo - La cena del centrodestra

Viterbo – La cena del centrodestra

Giulio Marini e Daniele Sabatini

Giulio Marini e Daniele Sabatini

Giulio Marini

Giulio Marini

Viterbo – “Non hanno il mio numero di telefono, per questo non sono stato invitato…”. Il centrodestra si siede attorno a un tavolo, ma per Giulio Marini non c’è posto. Nessuno lo ha cercato, nonostante fra i commensali, insieme a Viva Viterbo, Fondazione, FdI, Forza Italia ci fosse, con Giovanni Arena e Dario Bacocco. E Marini, fra gli azzurri di Viterbo è il più “titolato”. Consigliere comunale oggi, ex sindaco, senatore, deputato, responsabile del partito.

Marini, come mai non era alla cena al Richiastro?
“Non sono stato invitato, ma i miei rappresentanti mi hanno ben… rappresentato. Forse hanno difficoltà a parlare. Non hanno il mio numero di telefono…”.

Il centrodestra si organizza per le comunali 2018 nel capoluogo. Come la vede?
“Vedo una cosa strana. Io, che sono sempre rimasto ancorato alle mie posizioni, sono stato superato sulla linea del traguardo. Sono rimasto sempre allo stesso punto politicamente. Adesso altri si stanno allineando”

Vuol dire che aveva ragione lei, in qualche modo. È positivo?
“Beh, il riassetto del centrodestra è inevitabile. Mica solo a Viterbo. Si tratta di qualcosa a livello nazionale. Oggi sono in molti a ritenere che si possa tornare a vincere. Stanno rientrando tutti. È cambiato pure l’atteggiamento di chi si è salvato dalla catastrofe del 2013. I sopravvissuti ti prendevano a calci solo se osavi avvicinarti. Volevano mantenere, nella sconfitta, la loro posizione di privilegio. Oggi pure loro hanno bisogno degli altri, per confermare quel privilegio. È cambiato il clima generale. Mi auguro che tutto questo porti verso un programma serio per l’Italia. Da scrivere e poi mettere in pratica. Abbiamo tante emergenze, serve un piano Marshall per il Paese. A partire dalla classi più deboli, i giovani”.

Per Viterbo, invece, cosa si augura?
“Spero che anche qui ci sia una corsa, ma di qualità. Con una formula aggregativa, in grado di compenetrare le esigenze di rinnovamento da parte di una classe dirigente, ma immettendo pure la giusta dose d’esperienza. Se queste due esigenze non viaggiano di pari passo, non arriverà nulla di positivo per la città. Dobbiamo unire chi ha motivazione ed entusiasmo con chi ha esperienza. Sennò, si perde solo tempo”.

Qualcosa che ricorda il suo slogan di quasi cinque anni fa alle comunali. Per cambiare non cambiare…
“È un esempio lampante. Dissi, per cambiare non cambiare. Il segnale non era lanciato a caso. Voleva significare, cambia, ma mantieni esperienza e immetti innovazione. Si è, invece, preferito cambiare in modo radicale. E oggi la città è in mezzo al caos”.

Viva Viterbo, Fratelli d’Italia, Fdi e Fondazione che provano a mettersi insieme è la strada giusta, secondo lei, come progetto può funzionare?
“Così da soli non basta. Devono allargarsi alla società, a chi non si riconosce più nei partiti. A chi in città ha voglia di dare il suo contributo, ma non sotto la bandiera di un movimento politico. Vanno coinvolti diversi strati della società. La gente va convinta che siamo di fronte a un cambiamento vero”.

Come ha preso, lei che Forza Italia, essere stato messo da una parte, nella nascita di un raggruppamento del centrodestra a Viterbo?
“Quando letto il suo articolo, non mi ha destato particolari perplessità o peggio ancora, fastidio. Assolutamente no. Sono convinto che tanti amici che probabilmente in passato hanno fatto scelte diverse, adesso ne stiano facendo altre. Provando a ritrovare un filo logico nella politica. Ma da qui a maggio 2018 è lunga e sarà dura non perdere la strada maestra”.

Hanno cominciato troppo presto?
“No, non è questo. Ma come ho sempre sostenuto, prima va ritrovato un giusto clima umano fra le persone. Poi viene il resto. Sennò è difficile fare politica, stare dietro questi banchi per cinque anni insieme. Senza una comunità intenti, è arduo. La cena dell’altra sera la immagino come un avvio verso la realizzazione di questa comunità d’intenti. Perciò non ha generato in me particolari sensazioni”.

Quindi, in base alla sua esperienza, è un’operazione giusta?
“Il problema è che queste cose vanno spiegate. Sennò, anziché lanciare un messaggio positivo, se ne trasmette uno negativo. Va motivata. Fatto capire il perché di certi comportamenti tenuti fino a ieri e oggi modificati. Occorre raccontare alla gente quali siano i cambiamenti di strategia, le ragioni e cosa s’intende fare. Insomma, la cena può essere stata positiva. Se era un inizio. Spero che non fosse la fine”.

Lei come si vede nel futuro della politica viterbese e de centrodestra?
“Innanzitutto, mi devo chiedere: cosa posso mettere a disposizione? Un qualcosa che riguarda innanzitutto me stesso. Capire se ho il giusto entusiasmo. Poi, valutare quello che posso mettere a disposizione, la mia conoscenza delle amministrazioni e delle varie fasi della politica. Capire meglio quanto posso ancora dare. Anche iniziative come la cena dell’altra sera possono destare in me sensazioni positive…”.

Giuseppe Ferlicca


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