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Viterbo – Delitto di ferragosto, nuovo interrogatorio in procura per l’unico indiziato. Il terzo, per la precisione. E per la terza volta l’indagato, un parente della vittima, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato.
Un segnale che l’inchiesta, a quasi un anno di distanza dal delitto, potrebbe essere giunta al rush finale. Era la tarda mattinata del 14 agosto 2016 in cui il corpo di Angelo Gianlorenzo, 83 anni, fu ritrovato massacrato e senza vita in località Castellaccio, nelle campagne di Tuscania.
Il caso, nel frattempo, è ancora aperto. E gli investigatori vorrebbero ancora dei chiarimenti. Contro l’unico indagato, Aldo Sassara, 75 anni, ad oggi soltanto indizi. “Ancora non ci è dato sapere l’esito degli accertamenti del Ris, non ci sono carte, non sappiamo di cosa venga accusato”, ha ribadito ieri il difensore Marco Valerio Mazzatosta a margine dell’interrogatorio, spiegando le ragioni per cui il 75enne si è avvalso della facoltà di non rispondere.
“E’ la terza volta che il mio assistito viene convocato in procura ed è la terza volta che fa scena muta, anche perché non potrebbe fare altrimenti. Al momento non sappiamo niente. O meglio, sappiamo solo che si tratta di un processo indiziario. Nelle mani degli investigatori, per quanto è dato sapere, non c’è una prova. Se vogliono inviare l’avviso di chiusura indagini, lo facciano. Siamo pronti”, ha concluso, alludendo al 415 bis, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Aldo Sassara è parente dell’anziano trovato morto. Per la precisione è il cognato, con cui da anni sarebbe stata in corso una diatriba in sede civile per questioni di proprietà. Della sua presenza sulla scena del crimine non ci sarebbe alcuna traccia. Nessuna traccia dei mezzi agricoli di Sassara. Nemmeno sul corpo della vittima.
Sulla scena del delitto anche le telecamere di Chi l’ha visto?. Ai microfoni della trasmissione di Federica Sciarelli il figlio di Gianlorenzo, assistito dall’avvocato Giovanni Bartoletti, il primo a trovare il corpo senza vita del padre riverso sul terreno. “Era talmente pieno di sangue e di botte sulla faccia – ha detto – che ho immaginato subito che era stato assassinato”. Accanto al cadavere il figlio ha trovato dei soldi: “Cinquanta euro – ha spiegato – poi il casale era aperto, c’era una motosega da 400 euro. Se fosse stato un furto, si sarebbero portati via i soldi”.
Per il medico legale Maria Rosaria Aromatario, che ha eseguito l’autopsia, la vittima è morta di crepacuore dopo un pestaggio devastante. Ferite da corpo contundente alla testa. Il volto tumefatto. Segni sulle braccia, come se si fosse strenuamente difeso dal suo aggressore. Lo sterno letteralmente fracassato per la violenza dei colpi ricevuti. Evidenti segni di colluttazione. E ancora: lesioni compatibili con l’uso di mezzi di offesa naturali quali mani e piedi e in parte con impatti nell’atterramento della vittima al suolo.
Neanche una costola sana. Nessuna lesione, invece, agli organi interni, nè emorragie. Resta ignota la mai ritrovata arma del delitto, ma sarebbe stato colpito con un solo oggetto contudente.
“E’ da ritenere – secondo le conclusioni del medico legale – che si sia trattato di un unico mezzo di offesa utilizzato in rapida sequenza, quando la vittima era in movimento, in fase di caduta e mentre era a terra”.
Silvana Cortignani





