Viterbo – “Palazzo degli Alessandri occupato e lasciato chiuso”. Caffeina, l’edizione 2017 del festival si è chiusa solo da poche ore e Filippo Rossi, direttore artistico, per parlare sceglie i gradini del palazzo che lo scorso anno ha ospitato una mostra e che stavolta la fondazione non ha potuto utilizzare.
Richiesto dal Consorzio biblioteche per allestire iniziative. Che non si sono viste.
Di fronte al portone desolatamente chiuso proprio come nei giorni del festival, insieme ad Andrea Baffo, presidente Fondazione, la conferenza. Più di prospettiva che di consuntivo.
“Siamo ampiamente soddisfatti – spiega Baffo – molto meglio di come speravamo, un vero e proprio successo. La sensazione è d’avere centrato l’obiettivo di portare persone ad amare il festival e vivere la città, gli spazi aperti”.
Non ha influito, non avere potuto utilizzare il palazzo nel cuore di San Pellegrino. “Chiedere l’uso e poi non farne nulla – osserva Rossi – non lo capisco. Per il festival è andata così, adesso siamo fortemente preoccupati per Natale”.
In occasione del Christmas village, gli Alessandri è stata la casa di Babbo Natale. Da lì è partito il videomapping sulla chiesa. Stavolta sarà impossibile. La biblioteca ne ha chiesto anche per quel periodo.
“Ma non vogliamo fare polemica – sottolinea Rossi – non l’abbiamo fatta a suo tempo. Babbo Natale ha traslocato a piazza della Morte. Stanno già arrivando i mobili. In uno spazio più grande e più bello. Quello che a noi dispiace, come fondazione e soprattutto come cittadini, è che sia rimasto chiuso, più che non averlo utilizzato noi.
Lo scorso anno, per Caffeina abbiamo allestito la mostra Un bacio in bocca. Avremmo voluto fare altrettanto. Non è stato possibile, perché giustamente un’altra istituzione lo ha chiesto. Il dispiacere è che poi sia rimasto chiuso.
Ci auguriamo che per Natale la piazza non resti vuota. Detto questo, andiamo avanti per la nostra strada. Ci dispiace solo per la città. Non è un affronto a Caffeina, che va avanti lo stesso, lo è per la città e per i viterbesi”.
Dalla fondazione la disponibilità c’era e c’è. “Saputo che altri lo avevano chiesto – spiega Rossi – abbiamo dato disponibilità in provincia per allestirlo, riempirlo con attrazioni rilevanti, qualora avesse dovuto rimanere chiuso. Siamo disponibili. Quello che conta è che ci si faccia qualcosa”.
Perché volendo essere cinici: “Qui non ci sono personalismi – incalza Baffo – e il fatto che questo luogo non sia stato utilizzato, per la fondazione vuol dire alleggerire il budget, spendere meno soldi. Ma non è questo il fine”.
Lo scorso anno, la mostra è costata circa 14mila euro. “E non sono stati – sottolinea Rossi – soldi che sono rientrati. Ma si è trattato di un investimento che siamo stati felici di fare e che avremmo replicato”.
A giugno il Consorzio l’ha tenuto chiuso, ma se a Natale lo dovesse utilizzare, la porta della fondazione resta comunque aperta. “Per addobbare il palazzo – sottolinea Rossi – con luminarie, a prescindere dall’utilizzo al suo interno.
C’è chi occupa palazzi e poi non li usa. Questo a noi dispiace. Se lo utilizzeranno, benissimo. Non è che lo deve fare Caffeina, basta che si faccia. A noi poco cambia”.
A Natale c’è tempo. Prima che le temperature calino, in provincia avranno modo di verificare se pure stavolta il portone del palazzo rimarrà desolatamente sbarrato.



