- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Palio di Siena, a processo veterinario viterbese

Condividi la notizia:

Mauro Benedetti

Mauro Benedetti

Siena – Rinviato a giudizio il veterinario viterbese Mauro Benedetti, insieme a tre fantini. Lo ha stabilito il gup del tribunale di Siena Roberta Malavasi, accogliendo la richiesta della procura: pm Aldo Natalini. La decisione pone un punto di svolta all’inchiesta sui cavalli ‘scambiati’ del palio di Siena. Lo riporta il Corriere della Sera.

Il medico viterbese è accusato di falso materiale, e il processo si aprirà il 23 novembre. Due le parti civili: le associazioni animaliste Lida e Lav, che ha chiesto il simbolico risarcimento di un euro.

Purosangue spacciati per mezzosangue, dopo aver sostituito il passaporto identificativo. Perché? Per potergli far correre il palio di Siena. Il veterinario Benedetti è accusato di aver sostituito il passaporto di due cavalli purosangue inglese (Captain Forest, poi morto, e Bolewood) con quello di altrettanti agloarabi mezzosangue (Romantico Baio e Robinson) per poterli così iscrivere all’albo del comune che dà accesso al palio. Il regolamento, infatti, vieta ai purosangue di poter correre sul tufo di piazza del Campo. Comunque, nessuno dei cavalli in questione ha mai preso parte al palio.

L’indagine della Forestale parte da qui, da una segnalazione anonima datata luglio 2015. Tre cavalli sono stati sequestrati, tra cui Captain Forest che morirà nel maggio 2016. Una morte sospetta per gli inquirenti, che ha fatto scattare un nuovo blitz. Questa volta nell’ippodromo di Pian delle Fornaci a Siena, nelle scuderie dei tre fantini e a casa del veterinario. A Benedetti sono stati sequestrati pc, cellulare e posta elettronica. Materiale informatico poi dissequestrato (ad eccezione della mail) su ordine del tribunale del Riesame.

Il veterinario è anche accusato di aver venduto farmaci importati dall’estero ma illegali in Italia. Un mero tentativo, al massimo, per la difesa, che davanti alla suprema corte di Cassazione si è opposta al sequestro dei medicinali, tra cui il mildronato. Il farmaco è stato sequestrato, su ordine del pm Natalini, il primo giugno 2016 al centro spedizioni internazionali di Poste italiane di Milano. Per il difensore del veterinario, l’avvocato Virna Faccenda, “dal momento che il medicinale è stato sequestrato prima della consegna, la condotta contestata (a Benedetti, ndr) non configurerebbe il reato come consumato ma, al più, un mero tentativo”. Inoltre, sempre per la difesa, “non ci sarebbe stata nessuna commercializzazione, perché il farmaco sarebbe stato solo ordinato. Il veterinario non l’ha mai ricevuto, perché gli sarebbe stato sequestrato prima della consegna”.

L’avvocato Faccenda ne ha così chiesto il dissequestro. Ma la Cassazione ha respinto il ricorso. Per la suprema corte, “le sostanze sequestrate ricadono in quei farmaci il cui commercio è vietato al di fuori dei canali istituzionali”. Ovvero, sarebbero “qualificabili come ‘farmaco non commerciabile’ in Italia e inserito dall’agenzia internazionale antidoping tra quelli aventi effetti dopanti e dunque proibiti. Pertanto, tali sostanze non possono essere restituite all’indagato”.

Ai tre fantini, invece, l’accusa “secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, contesterebbe di aver somministrato a due cavalli un cocktail di farmaci, perlopiù antinfiammatori e antidolorifici, per mantenere le molecole del loro sangue al di sotto delle soglie di rilevanza – scriveva Repubblica il 16 dicembre scorso -. Alcuni animali, in altre circostanze, sarebbero stati sottoposti anche a sperimentazioni farmacologiche attraverso l’utilizzo di medicinali importati dall’estero ma illegali in Italia”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: