Viterbo – (g.f.) – “Una piccola Eataly a Viterbo”. Un posto che sia una vetrina di prodotti tipici locali, da acquistare e gustare. Sotto un unico cappello, quello del marchio Deco. Ideato dal giornalista Luigi Veronelli e utilizzabile a Viterbo, passando per il comune che dovrebbe adottarlo.
Fratelli d’Italia lancia un’idea genuina e tipica. E come Mauro Rotelli sottolinea: “Passiamo dalla protesta alla proposta”. Anche se il gruppo in consiglio comunale non alza bandiera bianca dai banchi dell’opposizione.
“Di proposte ne abbiamo già fatte – sottolinea Rotelli – in occasione del bilancio, con l’uso gratuito del parcheggio al Sacrario in certi orari, la ztl, la ruota panoramica a Pratogiardino o la carta turistica City pass”.
Adesso, i prodotti tipici del territorio. Sperando in maggiore fortuna. Le altre sono state bocciate.
“Proponiamo la nostra visione sulla Viterbo di domani – precisa il capogruppo FdI Luigi Maria Buzzi – idee che possono concretizzarsi, questa in particolare passa attraverso l’adozione di un regolamento che la giunta deve fare proprio e noi ci auguriamo che possa avvenire, perché si favoriscono prodotti agricoli del territorio, le nostre tipicità”.
In una zona ancora a forte vocazione agricola. “Il sindaco – precisa Rotelli – deve stabilire che tipo di territorio amministrare. Il nostro è per due terzi agricolo, in varie sottospecie, pascolo, coltivato, boschivo, vite. Un terzo è costruito.
Il primo cittadino ha la responsabilità di governare un territorio con queste caratteristiche. Con aziende che oltretutto fanno impiego sul posto”.
Il marchio Deco già esiste. “Quattrocento comuni lo hanno fatto proprio – continua Rotelli – è la carta d’identità di ciascun prodotto che ne fa parte, una sorta di geolocalizzazione”. Adottarlo, servirebbe anche a rivitalizzare il centro storico. “Già oggi – continua Rotelli – andiamo ad acquistare in negozi che sappiamo avere prodotti tipici, dal gelato ai latticini, alla carne.
Trovare un luogo dove tutti questi prodotti siano riuniti, sarebbe l’ideale. C’è la pensilina al Sacrario, un ambiente in cui ricreare una piccola Eataly, con i prodotti Deco viterbesi, dove possono essere classificati e anche venduti”. Ma pure consumati in loco.
“Tra pensilina e il vicino recupero che si sta effettuando a Sallupara, si potrebbe dare vita a un distretto del gusto”.
Una grossa opportunità, secondo Luigi Todaro. “Abbiamo un numero considerevole – spiega Todaro – di prodotti artigianali, una varietà che non tutti conoscono. Fra quelli compresi nella lista del ministero alle Politiche agricole ci sono il fagiolo del Purgatorio, il coniglio leprino, l’Aleatico, ma anche la sambuca, la carota viola, la coppa viterbese o il salame cotto della Tuscia.
Aderire al marchio è semplice, ogni comune può farlo, adottando una delibera con la quale chiarisce il percorso e la gestione del marchio. Che è privato, ma a uso collettivo”.
Serve anche a far capire cosa arriva sulla nostra tavola. “Visto che alcuni provvedimenti – sottolinea Giuseppe Talucci Peruzzi – sono rimasti lettera morta, come la tracciabilità della filiera per la pasta. Una proposta partita da Berlusconi perché in etichetta fosse inserita anche la provenienza del grano utilizzato.
Tutto fermo in Europa”.
La proposta è partita, in consiglio comunale l’ordine del giorno FdI dovrà essere votato e sperare che sia approvato.

