Viterbo – “Ci sono troppe formiche, facciamo lo scambio un’altra volta”. Così gli spacciatori avrebbero chiamato gli uomini delle forze dell’ordine che li stavano pedinando. E’ la maxiretata antidroga in centro del 10 maggio 2015. Passata alla storia come operazione Babele.
I presunti spacciatori avrebbero chiamato gli investigatori “formiche” e se ce n’erano troppe in giro rinviavano gli scambi delle partite di sostanza stupefacente in arrivo da Perugia.
E’ il processo a cinque dei 32 arrestati nella maxioperazione, ripreso ieri davanti al giudice Silvia Mattei con feroci scontri tra i difensori e i testimoni dell’accusa, carabinieri e finanzieri. Al centro i contenuti delle intercettazioni telefoniche e ambientali, contestate dagli indagati fin dalla prim’ora. Ma anche il mancato ritrovamento di ingenti quantità di sostanze stupefacenti a casa degli imputati il giorno del blitz.
In manette finirono italiani, nordafricani e dominicani, tra i quali fece scalpore il giocatore di baseball 35enne Rodolfo Feliz Castillo. Con lui sono sotto processo i connazionali Antonio Morales, Hector Josè Vargas Delgadillo, Angela Josefina Hernandez Abreu e Luciano Santo Hernandez.
In aula un finanziere ha raccontato il ruolo rivestito dai vari personaggi. “Uno portava la droga da Perugia. Siccome però si sono accorti che gli stavamo col fiato sul collo, se ci vedevano in giro rinviavano dicendosi ‘il luogo è pieno di formiche’, perché in gergo ci chiamavano formiche”.
“Una volta il fornitore è venuto a Viterbo e noi eravamo piazzati tra Porta Fiorentina, piazza della Rocca e piazza San Faustino, pronti a fermarlo non appena avvenuto lo scambio. Ma con sé ha portato la compagna e un bimbo piccolo, il posto era pieno di gente, è stato impossibile intervenire, troppo pericoloso. Lo hanno fermato qualche ora dopo i colleghi di Perugia al suo rientro nel capoluogo umbro e gli hanno trovato 2mila euro. Erano il pagamento per 70 grammi di eroina”, ha aggiunto.
Troppo pochi 2mila euro per 70 grammi di eroina, secondo le difese. “Per esperienza – ha spiegato il militare – i pagamenti vengono frazionati. Erano una parte dei soldi dovuti per 70 grammi di eroina”.
Nelle intenzioni del pm Paola Conti doveva essere un processo lampo, celebrato con l’immediato, evitando il passaggio dall’udienza preliminare, tanta era l’evidenza della prova. I tempi si sono poi allungati a causa della raffica di eccezioni preliminari sollevate dai difensori Samuele De Santis e Gianni Ceccarelli e quindi dall’alternanza di giudici alla guida del processo.
Le difese hanno sempre perorato la “lieve entità” dello spaccio, sollecitando la revoca delle aggravanti attraverso una revisione dei capi d’imputazione in base ai ruoli rivestiti dai singoli imputati.




