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Qualità della vita, Viterbo e le altre laziali sempre succubi di Roma…

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Le classifiche sulla qualità della vita – è bene ribadirlo – hanno un valore limitato. Innanzitutto, perché è soggettivo il significato di qualità della vita (è più importante avere un’industria che dà lavoro o il sole undici mesi all’anno, interrogativo riproposto da Luca Miniero nel film “Benvenuti al Sud”?), poi per i “pesi” assegnati a ciascun indicatore (più punti al lavoro o alla sicurezza?).

Nelle classifiche fornite dal Sole 24 Ore, ad esempio, Milano è seconda in assoluto, prima per affari e lavoro, pur essendo al 108esimo posto per sicurezza. Uno può chiedersi: vale la pena vivere a Milano, dove trovi lavoro, ma ti aggrediscono all’uscita dal cinema la sera? Dipende dalle persone, dai loro bisogni, dal loro modo di intendere la vita. La stessa Aosta, prima in classifica, zoppica molto (70esimo posto) proprio per affari e lavoro. 

A questi dubbi se ne aggiunge un altro. A parte che spesso le differenze di punteggio fra l’una e l’altra città sono molto limitate, come è possibile che in un anno (tempo piuttosto breve perché si contino gli effetti dei vari iter politico-amministrativi del governo locale) una città scali 43 posti come Pordenone, o anche 7 come la Aosta in  cima alla classifica, o ne perda 21 come Mantova e perfino 53 come Olbia e Tempio?

Nel 2016 da una parte è sceso il buon Dio con i suoi doni e dall’altra è atterrata la morte nera di Darth Vader? Non sarà che le differenze sono troppo compresse e basti un delitto in più o un teatrino in meno per marcare l’abisso?

In tal caso più che a differenze analitiche, saremmo di fronte al gusto della classifica di stampo calcistico, a un discorso più da bar che da studio sociostatistico. In effetti il dibattito scientifico sugli indicatori di qualità della vita è molto più articolato di quanto si creda, ma al grosso del pubblico arriva solo la mirabolante classifica del momento, che fa gonfiare il petto al sindaco in ascesa e cadere cenere sul capo di quello in regresso. Per qualche decimo di punto in ambedue i casi…

Ovviamente non c’è dubbio che, pur a livello grossolano, certi dati abbiano un significato. Che il nord stia in cima e il sud in coda, con la Toscana che sta accanto a noi ma ci supera di  gran lunga il classifica, qualcosa ovviamente vuol dire.  

Quel che sorprende tuttavia è che Roma guadagni posti (più tre, e tredicesimo posto generale pur con un 109esimo per sicurezza) mentre le altre province del Lazio boccheggino tutte attaccate in fila indiana (Viterbo 73esimo, Rieti 75esimo,  Latina 77esimo e Frosinone 78esimo). Allora, mi chiedo: sono quelle amministrazioni comunali a fallire, o è la regione Lazio che non funziona? Non nel senso del colore del governo regionale, ma nel suo funzionamento istituzionale. Significa che, come è ormai confermato, Roma si prende tutti i vantaggi, lasciando alle province dell’Impero le briciole? Che la logica della regione Lazio non va? Personalmente ne sono convinto da decenni, e se ne è dibattuto da decenni, basti vedere come si sono sempre mossi la distribuzione della cultura, gli investimenti infrastrutturali, il decentramento amministrativo, le priorità delle politiche attive del lavoro.  

Peraltro, vogliamo restare ai dati, in una prospettiva regionale? Allora: in Lombardia, Milano seconda, con Sondrio al quinto, Verbano al 16esimo, Bergamo al 29esimo posto; Firenze è sesta? Ma ci sono Siena all’11esimo, Livorno al 14esimo e Pisa al 31esimo posto. Bologna è ottava? Ma Ravenna al 12esimo, Modena al 15esimo e Forlì al 25esimo. Insomma, se si  cresce, si cresce insieme.

Nel Lazio no: figli e figliastri, principi a Roma, carbonari alla macchia gli altri.

Dice: Roma va privilegiata, perché è la Capitale. Giusto. Ma allora, venga tolta dalla regione, diventi territorio amministrativo metropolitano a parte, magari si ridefiniscano le regioni italiane. Altrimenti in queste classifiche da bar, Viterbo sarà sempre nel limbo del centro-basso classifica, troppo a nord per retrocedere, troppo a sud e troppo nel Lazio per aspirare all’Europa League.

Francesco Mattioli


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