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“Sicurezza al concerto di Vasco, un modello perfetto che farà la storia”

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Gennaro Tornatore

Gennaro Tornatore

Modena Park - Le immagini dall'alto del concerto dei record

Modena Park – Le immagini dall’alto del concerto dei record

Modena Park - Le immagini dall'alto del concerto dei record

Modena Park – Le immagini dall’alto del concerto dei record

La piantina che spiega nel dettaglio come è stato gestito l'afflusso di gente al Modena Park

La piantina che spiega nel dettaglio come è stato gestito l’afflusso di pubblico al Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

Modena Park - Le immagini dall'alto del concerto dei record

Modena Park – Le immagini dall’alto del concerto dei record

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

I fan di Vasco Rossi iniziano a riempire il Modena Park

Viterbo – Prima c’erano i concerti “normali”. Poi il 1 luglio del 2017 c’è stato Vasco Rossi al Modena Park (video).

Dare un nome a quell’evento sarebbe riduttivo. Come si fa a descrivere in una parola un qualcosa di rilevanza non solo italiana, ma europea (se non mondiale), per la quale sono stati venduti 225mila biglietti? E, soprattutto, è possibile fare in modo che tutto, ma proprio tutto, funzioni alla perfezione senza che nessuno si faccia male e ogni singolo partecipante si senta al sicuro in un posto del genere?

Sì, è possibile. E il merito è di tantissimi uomini: amministratori, forze dell’ordine, volontari, commercianti, semplici cittadini. Tra loro, con un ruolo tutt’altro che marginale, c’era anche Gennaro Tornatore, ex comandante dei vigili del fuoco di Viterbo e ora al vertice di quelli di Modena.

Un uomo che con le emergenze ci sa fare. Da quelle forse più banali, ma non per questo semplici, che si trovò a gestire nella Tuscia, come la straordinaria nevicata del febbraio 2012 o l’alluvione dello stesso anno a Montalto di Castro e dintorni; fino a quella ben più tragica del terremoto di Amatrice.

Organizzare la sicurezza al concerto di Vasco Rossi sarà stato senza dubbio un lavoro enorme. Da dove si è cominciato e quando?

“Ci è voluto più di un anno. Tant’è che quando io sono arrivato a dirigere i vigili del fuoco di Modena il percorso era già stato avviato. Diciamo che più o meno da gennaio dello scorso anno si è iniziato a progettare le varie fasi della macchina organizzativa. Si immaginava già da allora che i numeri sarebbero stati importanti, ma nessuno ancora pensava si potesse arrivare a 225mila biglietti venduti”.

Una volta che vi siete resi conto dell’imponenza dei partecipanti, su cosa vi siete focalizzati?

“Intanto è bene distinguere tra due aspetti fondamentali: la “security” e la “safety”. Due termini che in italiano verrebbero tradotti entrambi con la parola sicurezza, ma non sono affatto la stessa cosa. Della security si sono occupate le forze dell’ordine: il controllo degli oggetti che era vietato portare all’interno del Modena Park e tutto ciò che ha a che vedere con la legalità in senso stretto. Della safety, invece, ci siamo occupati noi vigili del fuoco insieme al 118, alla protezione civile e ai volontari”.

Cosa significa, dunque, safety?

“Safety significa tante cose. Intanto significa fare in modo che tutti i partecipanti al concerto trovino posto in sicurezza. Per questo la prima cosa che abbiamo fatto è stata capire quante persone potevano entrarci senza che nessuna rischiasse nulla. Il Modena Park copre un’area di circa 400mila metri quadrati. Ognuno aveva quindi a disposizione circa 2 metri quadrati a testa, che non sono affatto pochi. Intorno alla zona del concerto, poi, abbiamo creato un enorme anello di 80mila metri quadrati di strade che doveva rimanere completamente libero, come via di fuga. Lì è stato consentito l’accesso soltanto ai soccorsi così da poter intervenire al bisogno con sicurezza e tranquillità”.

Ma far confluire 225mila persone nello stesso posto, anche se con una densità abbastanza “comoda”, non è comunque cosa facile. Come ci siete riusciti?

“Abbiamo diviso la zona riservata ai fan di Vasco in tre grandi blocchi. Tolta la zona del palco, che era enorme se si pensa che misurava 150 metri di lunghezza, 50 di profondità e 35 di altezza, c’erano i cosiddetti PIT 1, PIT 2 E PIT 3. I primi due ospitavano 40mila persone l’uno, il terzo le restanti 145mila, ma era suddiviso a sua volta in settori che formavano una specie di T. Tra un blocco e un altro c’erano dei canali di comunicazione liberi, larghi circa sei metri, nei quali potevano passare i mezzi di soccorso. In pratica parliamo di quei semicerchi visibili nelle foto dall’alto che sezionavano il pubblico in tre fasce”.

Qualche settimana fa, mentre la Prefettura di Modena, i vigili del fuoco e tutti gli addetti al lavoro stavano già progettando il tutto, arrivano due circolari autorevoli che danno una spinta in più sulla questione sicurezza. Ci può spiegare di cosa si trattava?

“A lavoro iniziato arrivano sulle nostre scrivanie la circolare Gabrielli, il capo della polizia di stato, e la circolare Frattasi, il capo dipartimento dei vigili del fuoco. Entrambe danno un giro di vite di tutto rilievo sulla sicurezza. Sanciscono per la prima volta, e per iscritto, che nessun concerto o evento del genere possa più essere organizzato se non con precise condizioni di “safety” e “security”. E’ la conseguenza dei recentissimi fatti di Manchester e di Torino, per evitare che accadano tragedie di proporzioni più o meno grandi e per garantire una sicurezza pressoché perfetta. Su questo aspetto il concerto di Vasco Rossi al Modena Park può considerarsi un vero e proprio spartiacque. Un modello che penso sarà riproposto anche in futuro”.

Un modello che ha funzionato perfettamente.

“Sì ha funzionato molto bene. Gli spettatori hanno avuto la sensazione che ci fosse una regia invisibile e perfetta che li teneva al sicuro. Addirittura mi è stato detto che gli organizzatori hanno mandato dei messaggi a chi aveva acquistato i biglietti per avvisarli degli orari di apertura dei cancelli. Insomma, c’era un bel clima e la gente sapeva che era lì per divertirsi, e doveva pensare solo a quello”.

Tanto ha fatto l’organizzazione dell’afflusso. Oltre a questo, però, era previsto nei minimi dettagli anche come ci si sarebbe dovuti muovere in caso di emergenza. Come avete fatto?

“Abbiamo seguito degli studi specifici. Tra i tanti anche le linee guida di un progetto nato in accordo tra i vigili del fuoco, l’università La Sapienza di Roma e l’università di Greenwich che studia, con un programma specifico, come si muove la folla in determinate situazioni. Una sorta di simulazione che ci ha consentito di individuare le “zone rosse” nelle quali era altamente più probabile che si incanalassero le persone. Inutile dire che è andata bene: tutta l’area è stata sgombrata in soli 28 minuti”.



A chi va, secondo lei, il merito di tutto questo?

“E’ stato un vero e proprio lavoro di squadra sotto ogni punto di vista. Il merito è di tantissime persone, dalle qualifiche più disparate. Basti pensare che c’erano 1200 steward, noi avevamo 200 vigili del fuoco in servizio e c’erano almeno un migliaio di forze dell’ordine. Il 118 aveva una decina di presidi avanzati per far fronte alle più disparate necessità emergenziali. Un ruolo fondamentale l’hanno avuto ovviamente la Prefettura di Modena, il Comune, la commissione provinciale di vigilanza. E poi i volontari della protezione civile. Nulla, davvero nulla, è stato lasciato al caso. E’ stata modificata la viabilità della città, il sistema parcheggi, gli orari di apertura dei negozi. Ogni modenese ha fatto la sua parte e ora che tutto è andato alla perfezione ognuno di loro si sente orgoglioso di aver partecipato a un evento unico”.

E lei, come si sente ad aver partecipato a un evento così imponente?

“Sicuramente stanco! Ma senza dubbio soddisfatto. Ci tengo a precisare, però, che io ho fatto solo il mio dovere. Non ho alcun merito specifico. I miei uomini hanno lavorato senza sosta e con loro, come ho già detto, tanta gente con competenze e ruoli diversi. E’ stato il successo di tutti. Un successo ottenuto con uno sforzo enorme per un evento sul quale erano puntati gli occhi di tutta Italia, anzi di tutta Europa, non solo per l’enormità delle persone coinvolte, ma anche per il delicatissimo momento storico che stiamo vivendo”.

Francesca Buzzi


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