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“Un regista è come un pittore che interpreta i colori…”

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Gianni Amelio al Tuscia Film Fest

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Gianni Amelio al Tuscia Film Fest

Gianni Amelio al Tuscia Film Fest

Gianni Amelio al Tuscia Film Fest

Viterbo – “La libertà che un regista vuole non è libero arbitrio, ma possibilità di interpretare un racconto come un pittore interpreta i colori”. Questo per il regista Amelio ha rappresentato il suo ultimo film La tenerezza. Un film che racconta una storia di rapporti tra padre e figli, perché “questo è l’argomento principale della vita”.

Alla platea viterbese, e non solo, del Tuscia Film Fest, Gianni Amelio confida il suo sentimento di genio libero. Un estro creativo costretto, dalla necessità, a intraprendere un lavoro cinematografico che non sentiva originariamente suo. “Quello che mi ha spinto a fare questo film – confessa Amelio – è stata la necessità di lavorare. La libertà non esiste per tutti, neppure per me che svolgo un lavoro privilegiato”.

La tenerezza è stato un lavoro che Amelio ha dovuto accettare per forza dopo tre anni che non batteva un chiodo. “In seguito al film l’Intrepido, non lavoravo più. La gente non sembrava averlo capito e apprezzato fino in fondo, così La tenerezza è stata un’occasione di lavoro venuta quasi per punirmi”. Un film tratto dal romanzo di Lorenzo Maraone dal titolo “La tentazione di essere felici”, che all’inizio non sembrava aver coinvolto più di tanto il regista calabrese.

“Ho accettato il lavoro, ma ho detto “voglio farlo a modo mio, lasciatemi la libertà di farlo a modo mio”. Così – racconta – ho rovesciato come un guanto l’impianto originario del romanzo e quando l’autore mi ha detto lo hai scritto meglio di me, sono stato contento e mi sono commosso”.

In questa chiave di lettura Amelio ha trasformato la sua “punizione” in un punto di forza, un trampolino di lancio per un nuovo successo. “Ho cercato di raccontare una storia che mi era estranea facendola mia – continua il regista -. Se è vero che dobbiamo accettare i nostri limiti, è altrettanto vero che possiamo, all’interno di essi, esprimere noi stessi e rendere ragione della nostra identità”.

Questa è l’identità del creativo o, forse, quella del manager che capovolge un evento sfavorevole a suo vantaggio. Trasformandolo in una leva di forza. Una chiave per il successo. Sicuramente quella di Amelio è una lezione di vita per quanti svolgono un mestiere che amano non sempre nel modo che vorrebbero.

Sicuramente è una lezione di vita anche per coloro che svolgono un lavoro che non amano. “Nel mio caso”- dice Amelio con un sottofondo di applausi – potevo fare una trasposizione letterale del romanzo in pellicola, ma ho scelto di stravolgerlo, ho scelto di rischiare. Ho stravolto l’impianto originario e ha funzionato. Ho scelto di mettere me stesso in quello che già era un capolavoro e quando un regista si impadronisce di un progetto, a quel punto estrae gli artigli per poter dare il meglio”.

I 4 Nastri d’Argento vinti dalla Tenerezza, e gli oltre due milioni di euro di incassi nelle prime 5 settimane, hanno confermato il successo di Gianni Amelio. 

Alessandro Gatti
Tuscaweb Academy


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