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Bastonate allo stadio, condanne definitive per Di Maulo e Gaglini

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Ervin Di Maulo all'uscita del tribunale

Ervin Di Maulo all’uscita del tribunale

Tribunale - Diego Gaglini, candidato sindaco per CasaPound a Viterbo

Diego Gaglini, candidato sindaco per CasaPound a Viterbo nel 2013

Raid a Magliano, gli arrestati escono dal tribunale

Tribunale di Viterbo – Raid allo stadio di Magliano – L’uscita dal tribunale dopo gli interrogatori

Viterbo – Pochi minuti di violenza sugli spalti per mandare quattro tifosi all’ospedale. Un paio con le braccia spezzate. 

Diventano definitive le prime condanne per il raid allo stadio di Magliano Romano del 16 novembre 2014.

Un processo diviso in mille rivoli ma sui militanti di estrema destra Ervin Di Maulo e Diego Gaglini, accusati di lesioni aggravate, la Cassazione ha detto l’ultima parola.


La sentenza

Ricorsi bocciati. Inammissibili per la Suprema Corte che, quindi, conferma la sentenza della Corte d’appello dell’anno scorso, fotocopia della prima decisione del tribunale di Tivoli del 2015: quattro anni a Di Maulo, trentacinquenne decano dei neofascisti viterbesi; tre anni a Gaglini, ventinovenne, candidato sindaco di CasaPound Viterbo alle amministrative 2013.

E tre anni anche a Edoardo Fanti e Jacopo Magnani, ma per loro, che non l’hanno impugnata, la sentenza d’appello era già diventata irrevocabile. 

La Cassazione non ha riconosciuto nessuno dei vizi evidenziati dalle difese. 

Di Maulo, tra l’altro, contestava la testimonianza di un maresciallo che parlò al processo di alcuni video mai visti dagli imputati. Circostanza irrilevante, scrivono i giudici: a inchiodarli, per la Suprema Corte, restano le targhe delle auto annotate da chi era sul posto quella mattina. Quanto al ricorso di Gaglini, sarebbe “palesemente inammissibile per genericità”. 


I fatti

Quella che, per i magistrati, è fin da subito una spedizione punitiva inizia alle 11,30 di una brutta domenica. In campo scendono squadre di terza categoria: i padroni di casa del Magliano Romano e l’Ardita San Paolo. Tifoserie di colore opposto, “Ma il clima era cordiale e siamo stati ben accolti”, ha raccontato in udienza uno dei feriti.

Poco dopo si scatena il parapiglia: i testimoni parlano di venti persone – qualcuno addirittura di quaranta, cinquanta – che si scaraventano sugli spalti. Tre minuti di bastonate ai tifosi dell’Ardita e poi via verso l’uscita. 

Nove viterbesi di estrema destra vengono fermati quella stessa mattina in macchina a Civita Castellana, dopo il raid. Scatta l’arresto e, per quasi tutti la remissione in libertà dopo la convalida. 

Di Maulo, Gaglini, Magnani e Fanti finiscono a processo subito per lesioni aggravate. Ma non è finita: restano in attesa di giudizio davanti al tribunale di Tivoli per porto abusivo di oggetti atti a offendere, insieme a uno dei nove fermati, Giovanni Lupidi.

Gli altri sono Federico Miralli, Alessio Reinkardt, Roberto Spolverini e Leonardo Ercolani, condannati in primo grado a tre anni e due mesi in un processo a parte con rito abbreviato. Rispondevano sia delle botte ai tifosi che del possesso dei bastoni usati nel raid. 

Stefania Moretti


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