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“Dire ‘uno di meno’ non è un’opinione, ma barbarie”

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Il ricercatore David Crescenzi

David Crescenzi

Morientes Diomande

Morientes Diomande

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dire “uno di meno” non è un’opinione. E’ una barbarie. E a quanti si sperticano per trovare improbabili giustificazioni per chi ha espresso certe opinioni nei confronti del ragazzo affogato nel lago di Bolsena pur di non parlare del problema fondamentale (ossia la bestialità che sta dietro certi commenti), dico solo che dovrebbero farsi un esame di coscienza, per provare a capire cosa veramente starebbero difendendo.

Qui non parliamo di presunti autori di reati, parliamo di persone che con nome e cognome hanno firmato il loro odio xenofobo su una pubblica pagina. E l’odio xenofobo non ha bisogno dei tribunali per essere condannato.

Sono d’accordo con Carlo Galeotti. Un pezzo, in particolare, mi ha colpito e lo riporto: “mentre c’è chi gioisce per la morte di un ragazzo di venti anni. In questa marca periferica dell’impero, il silenzio della politica di ‘sinistra’, di ‘destra’, di matrice ‘cattolica’ è assordante. Pur di non perdere un voto, ammesso che sia veramente così, si passa sopra ai principi cardine della convivenza civile”.

Ho visto che alcuni si sono apertamente dissociati anche a destra, ma in effetti sono stati in pochi. E badate che questo è un fatto di una gravità tale che non si può dire “meglio il silenzio di fronte alle tragedie”. Il silenzio sarebbe stato necessario se non si fosse aperto il vaso di pandora su un sottobosco di bestialità come quello emerso in questi giorni. Quindi, una domanda sorge spontanea, una domanda inquietante.

Pensiamo che sia davvero tanta la gente capace di ‘indignarsi’ se stigmatizziamo apertamente l’inciviltà di quelli che hanno scritto ‘uno di meno’? E, se sì, siamo così vigliacchi da avere paura del loro voto? Se è così, se davvero si usa il metro dell’“opportunità” per giustificare questo silenzio, vuol dire che tutto ciò in cui diciamo di credere, a chiacchiere, è in realtà carta straccia e vuol dire anche che i politici che praticano il silenzio non hanno coraggio. Per un pugno di voti, non si baratta la propria anima. Non posso credere che i barbari siano la maggioranza, ma anche se lo fossero, è vile lasciare imperversare la loro meschinità e il loro odio. Nella vita non si può sempre praticare il cauto attendismo dei miagolii. A volte, serve ruggire con nettezza.

Infine, anche il vescovo di Viterbo è intervenuto per stigmatizzare i commenti razzisti. Come era facilmente prevedibile, questo ha suscitato la reazione di alcune categorie di persone. La prima categoria è quella di chi dice “basta ne abbiamo abbastanza di questa notizia” (non capendo, o fingendo di non capire, che la notizia non è più un ragazzo tragicamente annegato ma il persistere di un razzismo endemico).

La seconda categoria è quella dei “benaltristi”, che certe volte affermano si debba pensare ad altri problemi, altre volte che il vescovo avrebbe dovuto condannare altri fatti (tirando fuori puntualmente i crimini dei preti pedofili). Ma vogliamo dirla tutta? Si tratta, non dico sempre ma sicuramente molto spesso, di commenti vigliacchi, ossia profusi da gente che, se il vescovo avesse parlato di altro, probabilmente sarebbe rimasta zitta. Gente che non vuole ammettere di trovare insopportabile la figura dell’immigrato e che quindi cerca capziosamente altri argomenti per polemizzare contro chi, in questo caso il vescovo, tiene vivo il dibattito su persone come loro, con pregiudizi come i loro.

Sotto sotto, si sentono chiamati in causa e si difendono aggredendo. Possono pure provare a darsi un’aria rispettabile, a ingannare la loro stessa coscienza, ma le loro reali motivazioni appaiono chiare, come un fuoco nella notte, a chiunque non sia completamente cieco.

David Crescenzi

Ph.D. in scienze giuridiche

Università degli studi di Perugia


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