Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ero, sono e rimango fascista, cosa della quale non credo debba vergognarmi. E credo che sia arrivato il momento di dire con forza che il razzismo con la nostra cultura c’entra come i cavoli a merenda. Sarebbe sufficiente essere appena ferrati sull’argomento, in maniera neanche tanto approfondita, per sapere che la visione fascista del divenire prevede princìpi piuttosto semplici al riguardo.
E’ sacrosanto, ad esempio, che un immigrato regolare (di qualsiasi colore sia la sua pelle) che compia il proprio dovere nella comunità dove risiede abbia le stesse identiche tutele e i diritti fondamentali di un cittadino indigeno che compia altrettanto bene il suo dovere. Il colore della pelle, le tendenze sessuali o le convinzioni personali non afferiscono affatto ai diritti ove i doveri siano compiuti.
Fu questo che rese grande Roma, il resto è pura menzogna condita da grassa ignorante superficialità.
Solo un beota può commentare la notizia della morte di un ragazzo di vent’anni nel lago di Bolsena con l’espressione “uno de meno”.
Noi abbiamo l’orgoglio di posizionarci, culturalmente, non qualche gradino ma un’intera scalinata più su di questa gente.
Umberto Ciucciarelli
Portavoce provinciale dell’Unione della Tuscia

