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“I facchini del ’67 con noi alla sala del Conclave”

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Massimo Mecarini

Massimo Mecarini

Santa Rosa - Il trasporto di Massimo Mecarini

Santa Rosa – Il trasporto di Massimo Mecarini

3 settembre 1967 - Il Volo d'Angeli - Il fermo a via Cavour

3 settembre 1967 – Il Volo d’Angeli – Il fermo a via Cavour

Viterbo – (p.p.) – Il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini: “I facchini ‘superstiti’ del ’67 con noi alla sala del Conclave”. Sono stati tutti invitati al tradizionale raduno che precede il giro delle sette chiese il giorno del trasporto della macchina di santa Rosa.

Loro che nel 1967 hanno vissuto il fermo di Volo d’Angeli, la macchina di Giuseppe Zucchi, in via Cavuor. Impossibile dimenticarlo e, 50 anni dopo, il Sodalizio omaggia chi c’era. Alla sala del Conclave, dove, dai facchini di oggi, riceveranno un lungo applauso per quello che hanno vissuto.

Dovrebbero partecipare Giovanni Guerrini, Giuseppe Buzzi, Luigi Matteucci, Aurelio Bruni, Giorgio Micheli. Antonio Febbraro, Ezio Morbidelli, Triestino Morbidelli, Nazareno Serafini, Antonio Marinelli, Getulio Laureti, Giuseppe Crudeli, Alfredo Riggi, Ezio Rocchetti, Massimo Caporossi, Plinio Moretto, Guido Politini, Marcello Celestini, Vincenzo Rossi, Fabio Fontana, Franco Paiolo e Angelo Sordini.

Invitati anche Luigi e Giulia Zucchi, figli di Giuseppe.

All’epoca, era sindaco Salvatore Arena, padre dell’ex assessore Giovanni.

“Li abbiamo invitati tutti – dice Mecarini – il tre settembre alla sala del Conclave per il raduno prima del giro delle sette chiese. Faremo loro un grande applauso per ricordare quel momento”.

Mecarini, nel ’67, aveva otto anni. “Stavo a piazza del Teatro con mio padre ad aspettare la macchina. Il tempo passava e non si vedeva nulla. Sono iniziate a circolare voci e, a un certo punto, sono passati i facchini senza la macchina che andavano verso santa Rosa. E’ stata una delusione cocente per tutti. Un dramma a cui non potevamo credere.

E’ capitato, ma c’è stato comunque un risvolto positivo, nel senso che, da quell’episodio, è nata la prova di portata, prima molto minimale e diventata poi dura e selettiva, per avere più granzie per le persone che stanno sotto”.

Oltre a quella del 3, ci saranno altre iniziative. “E’ un modo per rivivere quei momenti con entusiamo e ammirazione per le persone che c’erano e che hanno rischiato, c’è persino chi, dopo quel trasporto, si è fatto male e ha dovuto smettere di portare la macchina.

Stiamo anche organizzando una serata sotto la macchina per sentire dalla voce dei protagonisti cosa accadde. E’ il nostro omaggio per loro, e forse non sarà solo questo… stiamo studiando qualcosa – conclude Mecarini – ma sarà una sorpresa”.


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