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Frode carosello hi-tech, “l’imperatore” gestiva e gli altri eseguivano…

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Marco Fumarola

Marco Fumarola

Viterbo – “Il capo”, “l’imperatore”,  “l’ammiraglio”,  “il grande capo”. Sono i soprannomi con cui sarebbe stato chiamato quello che la guardia di finanza di Frascati ha individuato come il “dominus” dell’organizzazione che sarebbe riuscita a evadere, secondo gli inquirenti, 18 milioni di euro di Iva.

È scritto nelle 268 pagine di ordinanza di custodia cautelare con cui il gip del tribunale di Velletri, Gisberto Muscolo, ha fatto arrestare 16 persone, tra cui otto viterbesi. Tra questi Marco Fumarola (ricorso al Riesame e poi uscito dai domiciliari), vicedirettore di un quotidiano locale on line diretto da Paolo Gianlorenzo, giornalista indagato in altre inchieste ma del tutto estraneo alla vicenda attuale. Fumarola risponde di emissione di fatture per operazioni inesistenti e omessa dichiarazione. Su altri imputati pende anche l’ipotesi di reato di occultamento e distruzione di documenti contabili. 

Ventuno, in totale, gli indagati (cinque a piede libero, tra cui un tarquiniese) dell’operazione che avrebbe scoperchiato un “vorticoso giro di fatture false finalizzate all’evasione dell’Iva nel commercio di prodotti informatici”.

Le indagini sarebbero partite da una serie di accertamenti su una società di Ciampino che, in un anno, avrebbe “acquistato – come spiegato dagli inquirenti – prodotti hi-tech per oltre dieci milioni di euro”. Poi si sono estese a macchia d’olio, facendo scoprire una serie di società cartiere che “intestate a compiacenti teste di legno e sprovviste di qualsivoglia struttura operativa, erano funzionali alla realizzazione della frode carosello”.

Per gli inquirenti, il “capo” e il “gestore di tutte le società interposte” sarebbe stato il civitavecchiese Alessandro Cordelli, 37 anni. “Il capo”, “l’imperatore”, “l’ammiraglio”. Insomma, il “personaggio di spicco” dell’organizzazione, di cui avrebbe fatto parte anche il viterbese Andrea Cesarini, 41 anni, nato a Tarquinia e residente a Montalto di Castro. Per il gip è lui “il punto di riferimento” per i pagamenti delle teste di legno, che sarebbero state “gestite, sempre sotto le direttive di Cordelli”, da Paolo Rapone e Luciano Todde, quest’ultimo di Oriolo Romano.

Nell’ordinanza d’arresto, il giudice Muscolo li definisce “sempre alla frenetica ricerca di nuovi prestanome”. Ma tra le loro mansioni ci sarebbe stato anche il “coordinamento e la gestione delle cartiere nazionali ed estere”, che sarebbe avvenuta in quella che gli indagati chiamavano la “stanza dei giocattoli”, ovvero la centrale operativa dell’organizzazione.

Quattro donne, invece, sarebbero state “l’anello di congiunzione tra le direttive impartite da Cordelli e l’attività di coordinamento e gestione delle cartiere”: Ida Manzo, Manuela Peroni, Adriana Carolina Rugiero e Carla Bendini, “tutte scelte fiduciariamente da Cordelli” e a lui “asservite”.

A chiudere la catena, i prestanome che “consapevolmente – si legge nelle carte dell’inchiesta – forniscono le proprie credenziali per divenire formali amministratori delle missing trades nazionali e comunitarie e interponenti finali”. Il gip sottolinea che le teste di legno “sono pienamente consapevoli degli illeciti compiuti e talvolta, quando apprendono che la società di cui sono amministratori si avvicina alla cessazione dell’attività, chiedono di poter rimanere nel contesto manifestando la propria incondizionata disponibilità”. Nell’ordinanza d’arresto, il giudice cita il caso del viterbese Marco Fumarola, presunto prestanome, che “avuta notizia della prossima dismissione della Wfm srl per trasferimento all’estero, chiede di poter avere qualche altro incarico”.

Per gli inquirenti, le teste di legno avrebbero guadagnato dai 300 ai 1500 euro: “Vengono pagati secondo un tariffario predefinito – spiegano i finanzieri – e di solito le teste di legno delle società italiane percepiscono uno stipendio maggiore (che oscilla dagli 800 ai 1500 euro mensili), di quelli che rappresentano i soggetti economici comunitari (in questo caso il compenso varia da 300 a 500 euro mensili)”.

Infine il livello più basso dell’organizzazione, che sarebbe stato composto da “persone impiegate nelle sedi provvisorie (puntualmente e sistematicamente cessate dopo pochi mesi) che alcune società cartiere hanno attivitato per non ingenerare situazioni di sospetto”.

Ricostruito il presunto giro d’affari dell’organizzazione, i finanzieri hanno scoperto che le società cartiere “venivano interposte solo formalmente nella compravendita della merce, con lo scopo di assumersi l’integrale debito Iva, che non veniva mai versata all’erario. Le imprese effettivamente destinataria della merce, invece, maturavano consistenti crediti di imposta nei riguardi dello Stato e, grazie al risparmio conseguito con il mancato versamento dell’Iva, potevano praticare prezzi estremamente competitivi in danno agli altri operatori rispettosi delle regole”.

Sedici arrestati, alcuni dei quali, come Fumarola, ricorsi al tribunale del Riesame e poi usciti dai domiciliari. Più di un milione e mezzo di euro di beni sequestrati, oltre a contanti, veicoli e quote societarie. Durante le perquisizioni, in casa di uno degli indagati è stato scoperto un piccolo museo privato: centotrenta preziosi reperti di età etrusca, romano-imperiale e repubblicana, ora in mostra al museo Tuscolano di Frascati.


Gli indagati per cui il gip di Velletri ha disposto l’arresto

1)  CATTANI GIORGIO, nato a Roma il 22 febbraio 1956 e ivi domiciliato

2) CORDELLI ALESSANDRO, nato a Civitavecchia il 3 maggio 1980 e ivi domiciliato

3) RAPONE PAOLO, nato a Civitavecchia il 29 gennaio 1979 e ivi residente

4) TODDE LUCIANO, nato a Santa Marinella il 5 giugno 1955 e domiciliato a Oriolo Romano

5) PERONI MANUELA, nata a Civitavecchia il 21 luglio 1985 e ivi domiciliata

6) MANZO IDA, nata a Capua (Ce) il 20 marzo 1985 e domiciliata a Civitavecchia

7) BENDINI CARLA, nata a Campogalliano (Mo) il 14 luglio 1944 e domiciliata a Modena

8) RUGIERO ADRIANA CAROLINA, nata in Argentina il 17 gennaio 1959 e domiciliata a Reggio Emilia

9) CAPPI KATIUSCIA, nata a Bracciano il 16 gennaio 1981 e residente a Oriolo Romano

10) FUMAROLA MARCO, nato a Viterbo il 22 novembre 1963 e ivi domiciliato

11) CESARINI ANDREA, nato a Tarquinia il 24 gennaio 1976 e domiciliato a Montalto di Castro

12) TODDE ROBERTO, nato a Bracciano il 7 ottobre 1982 e residente a Oriolo Romano

13) BASSI ROBERTO, nato a Tarquinia il 20 dicembre 1963 e ivi domiciliato

14) CAPPI SAMANTHA, nata a Ronciglione il primo ottobre 1985 e domiciliata a Oriolo Romano

15) DE SANCTIS CRISTIANO, nato a Tarquinia l’11 luglio 1965 e ivi domiciliato

16) GHEORGHITA MARINA FLORENTINA, nata in Romania il 29 settembre 1989 e domiciliata ad Anguillara Sabazia

Gli indagati a piede libero

17) TOZZI ANDREA, nato a Roma il 5 febbraio 1981 e ivi domiciliato

18) MIGNOLO ROSARIO, nato a Milano l’8 giugno 1975 e domiciliato a Ladispoli

19) ASSISI MICHELE, nato a Roma il 20 agosto 1979 e ivi domiciliato

20) TODDE FABRIZIO, nato a Civitavecchia il 20 aprile 1970 e ivi domiciliato

21) MAZZINELLI STEFANO, nato a Tarquinia il 13 marzo 1982 e ivi domiciliato


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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