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“Le macchine passavano e nessuno si fermava…”

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Drais Kabir

Drais Kabir

Drais Kabir

Drais Kabir

Civita Castellana - Ponte Clementino

Civita Castellana – Ponte Clementino

Ponte Clementino - Intervengono i vigili del fuoco

Civita Castellana – I vigili del fuoco sul ponte Clementino, durante uno degli innumerevoli soccorsi

Civita Castellana - Ponte Clementino - I soccorsi sul posto

Civita Castellana – I soccorsi sul posto

Civita Castellana - Ponte Clementino - I soccorsi sul posto

Civita Castellana – I soccorsi sul posto

Civita Castellana – “Le macchine passavano e nessuno si fermava. È stato orribile. Io mi ritengo ancora un po’ umano… ma a volte sembra che l’umanità sia morta”. Drais Kabir, marocchino di 34 anni, in Italia da 19, è un ragazzone dalle spalle larghe e dal cuore grande.

Gli sono serviti entrambi, spalle e cuore, giovedì pomeriggio, per diventare eroe per caso sul ponte Clementino: è stato lui, con altre quattro persone, a strappare alla morte il ragazzo che minacciava di lanciarsi nel vuoto.

All’inizio racconta a fatica. Ma quando prende il via non si risparmia. Come non si è risparmiato per salvare una vita. “Ho ancora le mani graffiate”, racconta. “Lui stava praticamente scivolando giù. L’ho preso per la maglietta. E non so per quale miracolo non si sia strappata…”.

Dove stavi andando quando hai visto quel ragazzo che voleva buttarsi?
“Tornavo dall’ufficio di collocamento. Sono cartongessista. Lavoravo con una ditta di Viterbo ma il primo luglio mi è scaduto il contratto. Quindi adesso, con una moglie e tre figli, sono disoccupato. È stato davvero un caso perché in genere non esco a quell’ora, 15,30-16, fa troppo caldo… Invece sono andato con due miei conoscenti e abbiamo trovato l’ufficio chiuso. Tornando, ho visto che sul ponte c’era questo ragazzo”. 

Cosa hai fatto?
“Ho chiesto alle persone che erano con me di fermarsi, eravamo in macchina. ‘Ma creiamo traffico’, mi sono sentito dire. Che significa ‘Creiamo traffico’? C’è un ragazzo che si vuole ammazzare e pensiamo al traffico? Ma che c’entra?! Alla fine sono sceso. Accanto a lui si era fermata una persona che cercava di parlargli dalla sua macchina, una Punto bianca col finestrino abbassato. Il ragazzo sul ponte gli aveva ordinato di non avvicinarsi e di non chiamare i carabinieri, altrimenti si sarebbe buttato. Ma non ha visto che mi stavo avvicinando io”. 

Lo hai preso di peso e portato giù?
“Non è stato così semplice. Lui stava già scivolando… Io con una mano mi reggevo a un palo, con l’altra cercavo di afferrarlo, altrimenti avrebbe portato giù anche me. Dopo poco sono arrivati altri ad aiutarmi. Con il ragazzo non ci abbiamo neanche parlato: è svenuto subito dopo e lo hanno portato all’ospedale. Io sono rimasto scioccato dal fatto che le macchine passavano sul ponte, ma nessuno si fermava…”. 

Che esperienza è stata per te?
“Un po’ bellissima, se penso di aver salvato una vita. Un po’ terribile. Mi tremavano le gambe e ho avuto paura di non farcela o di finire anch’io trascinato in fondo al ponte…”. 

Pensi di andare a trovare questo ragazzo? 
“Volevo andarci. Ora vediamo. So che è molto in difficoltà. Vorrei soprattutto aiutarlo. Pensavo anche di organizzare una raccolta fondi per lui. Quello che mi preme è che si faccia qualcosa adesso. Per evitare di ritrovarlo su quel ponte”. 

Il sindaco Angelelli vorrebbe dare a te e a chi ti ha aiutato – Manuel Di Pietro, Alessandro Papandrea, Massimiliano Gemma e Claudio Andreoli – il premio per le azioni meritevoli. Che effetto ti fa?
“Non lo so. Io non cercavo niente. Ho fatto quello che mi sembrava più giusto e normale. Lo rifarei altre centomila volte, anche se ho avuto paura e anche se sono un padre di famiglia. Qualcuno mi ha chiesto: ‘Ma chi te l’ha fatto fare? E se finivi giù con lui?’. Non sono riuscito a pensarci… ho pensato solo che io mi ritengo ancora umano: davanti a una vita umana che chiama come fai a tirarti indietro?”. 

Stefania Moretti


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