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“Minacciato con un coltello sotto il collo…”

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Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Viterbo – Raccontò su Facebook di essere stato “minacciato con un coltello sotto il collo per aver espresso la propria opinione” sul pestaggio di via Valle Piatta. La Digos ha denunciato l’autore della presunta intimidazione, un 20enne. Il suo nome compare in un’informativa di reato inviata alla procura di Viterbo.

E’ l’esito di un’indagine parallela a quella sull’aggressione di Carnevale. Sei indagati, di cui quattro ai domiciliari. Accusati di aver massacrato con calci, pugni e cinghiate uno studente di 25 anni. In pieno centro storico.
Il giorno dopo l’arresto, il 16 giugno, l’autore del post, anche lui 20enne, scrisse su Facebook: “Ieri pomeriggio sono stato minacciato con un coltello sotto il collo per aver espresso la mia opinione. Gli ideali e cazzi vari sono solo la maschera. Se non la pensi come loro il dialogo non esiste, vengono subito a cercarti con i coltelli. Gli ideali moriranno in questa città”. 

La presunta intimidazione sarebbe scaturita da un precedente post del 20enne. Pubblicato sempre su Facebook e inerente sempre al pestaggio di via Valle Piatta. Condividendo una foto su come si chiudono le discussioni al nord, al centro e al sud Italia, scriveva: “A Viterbo invece finisce a tanti contro uno e se dici che è da infami sei pure sciacallo!”. Da qui la presunta minaccia, con un coltello puntato al collo, come denunciato dalla vittima, e al grido di: “Smettila di scrivere su questa storia, altrimenti te la vedrai con me”.

La Digos sarebbe arrivata all’individuazione del 20enne, poi denunciato alla procura, anche attraverso le immagini di alcune telecamere di sorveglianza posizionate nella zona della presunta intimidazione, nel quartiere Cappuccini.

All’origine dell’episodio, il pestaggio delle 2,41 del 25 febbraio, sabato di Carnevale. Il massacro dello studente di 25 anni sarebbe stato l’epilogo, feroce e violento, di una rissa esplosa all’esterno di un locale di via del Ganfione dove nove giovanissimi avrebbero tentato di entrare. Si stavano festeggiando tre lauree. Party privati, a cui al gruppo sarebbe stato negato l’accesso.
Nella rissa, una ragazza, che sarebbe arrivata con i presunti aggressori, avrebbe sferrato un cazzotto contro una delle festeggiate. Non ha partecipato al pestaggio, ma quel pugno le è costato una denuncia, dopo essere stata querelata dalla sua vittima.


Il video del pestaggio



Poi il massacro, uno contro nove, dello studente. Viene atterrato con ginocchiate, cinghiate, calci e cazzotti a testa, addome, schiena e gambe. Esanime e in un lago di sangue, viene colpito alle scapole anche con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga. Un pestaggio durato sessanta, interminabili, secondi.

Per la vittima trenta giorni di prognosi, poi saliti a cinquanta. Le sue ferite non riuscivano a guarire. Naso rotto, trauma cranico e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto.

Dei nove presunti aggressori gli agenti della Digos, che hanno condotto le indagini coordinate dal pm Fabrizio Tucci, sono riusciti a individuare sei, grazie alle telecamere di sorveglianza di un’abitazione privata. Due sono indagati a piede libero, e quattro ai domiciliari. Per questi ultimi (Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini), la procura ha chiesto e ottenuto dal gip Savina Poli il giudizio immediato.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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