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Richiedente asilo muore di tubercolosi a Belcolle

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L'ospedale di Belcolle

L’ospedale di Belcolle

Viterbo – Un richiedente asilo è morto ieri all’ospedale di Belcolle per tubercolosi. 30enne di nazionalità somala, poche ore prima del decesso era stato trasferito per mancanza di posti letto da un policlinico di Roma al reparto malattie infettive dell’ospedale viterbese.

Provenendo dalla capitale, l’Asl di Viterbo non ha ritenuto necessario attivare sul capoluogo e provincia le procedure di profilassi che normalmente si applicano in questi casi. “La vittima – spiega il dottor Franco Bifulco, risk manager della Asl di Viterbo e responsabile dei protocolli per i migranti – non è entrata in contatto con nessun cittadino viterbese. Eccetto, ovviamente, i sanitari del reparto malattie infettive dell’ospedale di Belcolle che però, come sempre, hanno attivato tutte le procedure di sicurezza previste”.

I medici escludono un possibile contagio di persone residenti nel territorio viterbese. Non solo perché il richiedente asilo non era ospite di nessuna struttura del capoluogo e della provincia, ma anche perché, assicurano, il trasferimento da Roma è avvenuto nella massima sicurezza.

La Asl di Viterbo fa inoltre sapere che i controlli sanitari sui migranti che arrivano nella Tuscia sono “stringenti”. “I protocolli – sottolinea il dottor Bifulco – prevedono un primo controllo a Orte, luogo di arrivo dei migranti. In una struttura a nostra disposizione, dove i sanitari del 118 con i volontari della Croce rossa organizzano tutta la strumentazione e sistemano le ambulanze, viene fatta una prima ispezione esterna: misurazione della febbre, viene accertato che non accusino dolori e che non abbiano lesioni da contatto”.

Esclusa qualsiasi tipo di malattia, i migranti vengono fatti sistemare nelle strutture che li ospiteranno. “Generalmente stanno bene – assicura il dottor Bifulco -, non hanno seri problemi sanitari. Ma entro 48 ore dal loro arrivo, vengono sottoposti a controlli più approfonditi e viene creata la loro cartella sanitaria”. Al contrario se dovessero essere riscontrate criticità mediche, “i migranti – conclude il dottor Bifulco – vengono trasferiti in ospedale per il ricovero e tutti gli accertamenti del caso”.

Raffaele Strocchia


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