Viterbo – (g.f.) – Un gettone contro l’accattonaggio molesto. Ma soprattutto, contro chi sfrutta le persone costrette a chiedere l’elemosina.
Stazionano fuori dai supermercati, aspettano chi esce dopo avere fatto la spesa, poi chiedono la moneta utilizzata per prendere il carrello. Sono extracomunitari.
Per sensibilizzare verso il fenomeno, Unione della Tuscia, il circolo di Viterbo ha trovato più che un modo, un gadget. Un portachiavi con all’interno un gettone da utilizzare per il carrello. Con una scritta, piuttosto chiara: “Il carrello è mio e me lo metto a posto da solo”.
Per ora ne sono stati preparati un migliaio. Distribuiti oggi al bar Grandori a porta Romana. Iniziativa che ha fatto discutere. Dal movimento, però, Umberto Ciucciarelli, non ci sta a passare per quello che è contro gli extracomunitari.
Accuse di razzismo, pure via social ne sono arrivate, all’annuncio dell’iniziativa.
“Qualcuno ha anche paventato manifestazioni di protesta – sostiene Ciucciarelli – ma noi abbiamo insistito su un punto. Quello del racket che ruota attorno al fenomeno.
Perché queste persone inspiegabilmente arrivano sempre insieme, tutte le mattine. In un punto preciso e poi si spostano in varie parti della città”.
A Viterbo, ma non solo. “Sta avvenendo un po’ in tutta Italia – continua Alessia De Rubeis – a Roma si sono formati comitati di commercianti che hanno presentato esposti. Noi vogliamo solo sensibilizzare.
Il gettone speriamo che sia un piccolo deterrente. Ma non per queste persone. Attenzione. Non si tratta d’intolleranza. Semmai è il contrario.
Sfruttare gruppi di ragazzi, per obbligarli a chiedere l’elemosina non è certo un bel modo per agevolare l’integrazione. Noi diciamo integrazione sì, sfruttamento no”.
Per la responsabile cittadina di Unione per la Tuscia, Patrizia Grilli, anche gli esercizi commerciali ne risentono.
“La presenza di queste persone – spiega Grilli – rappresenta un deterrente per andare a fare la spesa. Una difficoltà anche per gli stessi supermercati e segnalata dai gestori.
In alcuni posti ho avuto notizia di un modo di porsi più aggressivo da parte di chi chiede le monete. A Viterbo, per fortuna finora grossi episodi non ne abbiamo avuti”.






