Viterbo – Bellissima l’idea di rianimare le piazze di Viterbo lanciata dal direttore di Tusciaweb. La cosa mi appassiona, per il rapporto di amore che ho con la mia città natale, e anche perché periodicamente partecipo a iniziative ricreative e culturali che, tra mille difficoltà, vanno in questo senso.
C’è da dire che per far questo bisogna innanzitutto definire il perimetro di azione. Cosa è Viterbo? Quali piazze vanno rianimate? Chi le deve rianimare?
E per me come comunità di Viterbo si intende sicuramente sia il capoluogo che le principali frazioni di Bagnaia, Grotte Santo Stefano, La Quercia, Roccalvecce, San Martino al Cimino e Tobia. Nessuno vince da solo. Si vince o si perde tutti insieme.
Poi sarebbe utile capire come mai il capoluogo viterbese, più delle frazioni, sia arrivato ad uno stato di “necrosi” quasi irreversibile come quello attuale. Errori su errori, nel susseguirsi degli anni, che hanno portato a notevoli alterazioni strutturali, delle quali alcune irreversibili, nel tessuto socio economico e culturale della città. Bisognerebbe capire se si ha l’intenzione di continuare così o se invece conviene invertire la rotta.
Tra queste alterazioni “strutturali”, per esempio, sono sicuramente lo sconvolgimento dell’assetto urbanistico, lo spopolamento dei residenti del centro storico, la crisi delle attività commerciali, l’abbandono di interi edifici, ormai inutilizzati, all’interno della cinta muraria, la mancata integrazione con persone residenti aventi altri caratteri culturali e linguistici, il calo dei militari e degli studenti universitari residenti in città rispetto ad un florido passato.
Le piazze come le vie, è ovvio, possono essere utilizzate per diversi scopi. E qui si entra nelle scelte politiche. Si possono impiegare come parcheggi per la sosta dei veicoli, come luogo di commercio e degli scambi, per ospitare il mercato dei venditori ambulanti, si possono lasciare deserte, si possono utilizzare, come ritrovo fra le persone, per passeggiare, per sedersi in santa pace su una panchina, per iniziative ricreative e culturali che riescono a smuovere l’interesse dei cittadini e dei forestieri.
Le piazze centrali, come nell’antica Grecia e nell’Impero Romano, dovrebbero però rappresentare il cardine della vita della comunità e anche il suo simbolo. Dovrebbero essere prestigiose, pulite e animate. Questo a Viterbo non sempre accade. E’ come se l’intera città avesse perso la giusta e naturale fierezza dei secoli passati.
Cosa fare? Intanto per quanto riguarda le piazze si dovrebbe decidere coraggiosamente se privilegiare le autovetture o le persone. Poi andrebbero fatti degli interventi per agevolare il “rientro” dei residenti nel centro storico. Anche nel commercio, e qui entra in gioco anche la Regione Lazio, dovrebbero essere previste agevolazioni per chi apre un punto vendita dentro le mura. In altre regioni, per esempio, anche limitrofe alla nostra, è più facile e conveniente aprire un’attività commerciale. In Lombardia, per esempio, sono previsti anche contributi economici per le piccole imprese che aprono attività nei centri storici con più tutela rispetto all’arrembaggio massiccio dei grandi centri commerciali.
Dovrebbe essere compito della pubblica amministrazione, poi, fare un censimento e prendere provvedimenti rispetto a edifici abbandonati o sottoutilizzati che esistono all’interno del centro storico. Ne cito soltanto alcuni, ma la lista sarebbe lunghissima, per esempio: la ex sede della Banca del Cimino in piazza del Sacrario, l’ex chiesa di Santa Croce nella Valle di Faul, palazzo Calabresi nella via omonima, l’ex ospedale Grande degli Infermi, la sala Gatti in via Macel Gattesco, alcune chiese, cinema e teatri tutti chiusi. Anche questo contribuisce e rendere Viterbo devitalizzata.
Detto questo, secondo me, per ravvivare e rianimare le piazze simbolo della nostra comunità nel futuro prossimo, si dovrebbero coinvolgere e coordinare tutte le associazioni, sodalizi, associazioni musicali, imprenditori e società viterbesi e altri operatori del settore ricreativo e culturale, per programmare, tutti insieme, non all’improvviso, iniziative che andrebbero a coprire l’interno anno, senza accavallamenti nei luoghi principali prestabiliti che sono il simbolo della comunità. Comprese le frazioni.
Non un’associazione, dunque, che fa tutto e che copre tutti gli spazi ma tante associazioni che lavorano su tutti gli spazi prestigiosi prestabiliti.
Non soltanto la piazza del capoluogo animata, dunque, ma anche quelle simbolo delle frazioni più importanti: Bagnaia, Grotte Santo Stefano, La Quercia, Roccalvecce, San Martino al Cimino e Tobia.
Sarebbe bello, per esempio, in un rapporto di reciprocità Viterbo-sue frazioni, vivere in piazza del Comune il clima della Sagra della Castagna di San Martino al Cimino che si terrà tra qualche giorno e la degustazione dell’olio novello di Tobia prevista ai primi del prossimo mese di novembre. Sarebbe bello vedere, sempre per esempio, gli sbandieratori del Centro Storico di Viterbo esibirsi nella piazza e nella Villa Lante di Bagnaia e cosi via. Comprese le bande musicali e i cori. Magari in piazze e luoghi tutti provvisti di w-fi free funzionante come accade in tutti gli altri capoluoghi d’Italia.
Silvio Cappelli


