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Mammagialla, boss vuole inviare la posta ai familiari ma la Cassazione dice no

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Salvatore Madonia

Salvatore Madonia

Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla

Viterbo – Voleva inviare articoli di giornale al difensore e ai familiari, ma la Cassazione ha detto no.

Il boss Salvatore Madonia, sottoposto al regime del 41 bis nel carcere di Mammagialla, è stato condannato dalla suprema corte al pagamento di duemila euro per aver chiesto “di inviare per corrispondenza articoli di quotidiani o riviste sia al difensore che ai familiari”.

Il ricorso di Madonia dopo il no della direzione penitenziaria e del magistrato di sorveglianza di Viterbo. Un ricorso “inammissibile” per la Cassazione, secondo la quale “gli articoli di giornale potevano essere facilmente reperiti dal difensore”, senza l’aiuto del boss.

“Inammissibile”, per la suprema corte, anche un secondo ricorso di Madonia: aveva impugnato la decisione della direzione penitenziaria “di fargli pagare i diritti su tutte le richieste che nulla hanno a che vedere con atti giudiziari”. Condannato, anche in questo caso, a pagare duemila euro.

Salvatore Madonia, meglio noto come “Salvino” o “Salvuccio”, 61 anni, vanta uno sterminato curriculum criminale. L’ultima condanna, l’ergastolo, risale al 20 aprile scorso. Per la corte d’assise di Caltanissetta, sarebbe stato uno dei mandanti della strage di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Ma il suo nome è legato anche all’omicidio di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso perché non voleva pagare il pizzo.

Una vita più in cella che fuori quella del boss di Resuttana, quartiere nord di Palermo: gli anni Ottanta scorrono tra un arresto e una scarcerazione, ma nel ’91 torna definitivamente in prigione dopo tre anni di latitanza. Dal 1992 è al 41 bis. 

Madonia arriva a Viterbo il 6 aprile 2014. Collegato in videoconferenza da Mammagialla, si sfoga più volte con i giudici durante le udienze del processo “Borsellino quater”. I suoi effetti personali sono bloccati al carcere dell’Aquila. A Mammagialla non arriva né la sua biancheria, né gli atti del processo. Madonia informa puntualmente la corte sui “problemi tecnici” che incontra al carcere viterbese: non può consultare gli atti in pdf, non funziona il condizionatore nell’aula videoconferenze, non gli vengono consegnate le sentenze né i verbali d’udienza.

Il boss di Resuttana arriva fino in Cassazione per contestare la scarsa illuminazione della cella, l’impossibilità di studiare, il bagno alla turca e l’assenza di privacy. Ricorsi ogni volta respinti o dichiarati inammissibili. Come gli ultimi due.


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