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Viterbo – “Se dopo soli due anni Battaglia sarà affidato agli arresti domiciliari per un omicidio volontario, non tornerà di nuovo in carcere. Meno della pena prevista per un qualsiasi furto. Un messaggio poco rassicurante per la comunità”. Omicidio del Riello, parla l’avvocato dei familiari della vittima.
Sabato Battaglia è il giovane condannato in primo grado a 12 anni per omicidio volontario, che giovedì, primo caso in Italia, ha patteggiato in appello una pena di nove anni e dieci mesi, concordando così in secondo grado, davanti ai giudici capitolini, un consistente sconto di pena rispetto a quella inflitta dal tribunale di Viterbo.
Non solo. Il difensore Antonella Durano si dice pronta a presentare istanza per l’applicazione degli arresti domiciliari.
Battaglia è in carcere dal 27 settembre 2015 quando, alle 4 del mattino, incrociò con la fidanzata Federico Venzi, 43 anni e un amico alla rotatoria del Riello, a Viterbo. I due vedono la ragazza a terra e pensano a un’aggressione. Chiedono se c’è bisogno d’aiuto, ma Battaglia li allontana. I due fidanzati si allontanano a piedi, ma Venzi e l’amico li seguono. Battaglia non gradisce e sferra un pugno in pieno viso al 43enne, che finisce a terra. Morirà poco dopo in ospedale.
Per la famiglia della vittima, parla il difensore di parte civile Samuele De Santis: “A seguito della riforma della giustizia cosiddetta Orlando – ci tiene a dire – la difesa del Battaglia ha scelto di patteggiare in appello, vedendosi di fatto applicate nella loro massima estensione le attenuanti generiche. A parte le considerazioni di carattere processuale in riferimento alla approvata riforma, che avrà altri e nuovi banchi di prova, quello che anzitutto ci interessa affermare è che la sentenza di primo grado è stata confermata in toto, nonostante la concessione del patteggiamento in appello, comprese le statuizioni civili”.
Ai familiari è stata riconosciuta e confermata una provvisionale di 50mila euro per la morte di Federico Venzi. Da sempre, per la difesa, non un omicidio volontario, ma un omicidio preterintenzionale.
“Ebbene – sottolinea il legale – se la difesa era così convinta della qualficazione ad omicidio preterintenzionale, della condotta del Battaglia, come ampiamente sbandierato, poteva affrontare il processo, dove ci avrebbe trovati di certo pronti”.
“Lascia comunque perplessi – conclude De Santis – che sfruttando le maglie del codice il Battaglia dopo due anni di misura cautelare, se sarà affidato agli arresti domiciliari per un omicidio volontario, non tornerà di nuovo in carcere. Meno della pena prevista per un qualsiasi furto. Un messaggio poco rassicurante per la comunità”.


