Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Alla direzione provinciale del Pd il segretario Egidi ha concluso la sua direzione politica in linea, coerentemente e complessivamente piuttosto fallimentare, con la gestione di un partito che non soltanto in provincia ha perso le recenti elezioni amministrative nei diversi comuni, ma è divenuto una struttura burocratica chiusa, perché chiusi sono i circoli, di minima partecipazione, ridotto a conte interne continue, senza che della politica vera ci sia più neppure l’ombra.
E il suo mandato si chiude con il tentativo di negazione della legittimità politica di Piazza democratica che ha contribuito a eleggere recentemente due consiglieri provinciali.
In un partito, soprattutto il Partito democratico, si ha diritto a un confronto anche duro tra aree. Ma nessuno ha diritto di disconoscere l’esistenza e la partecipazione di un’area in organismi come la Commissione congressuale.
Non lo prevede l’etica, è l’essenza stessa del Partito democratico.
Non riusciamo a comprendere come si possa fare brandelli dei più elementari diritti di democrazia e di convivenza alla vigilia del congresso provinciale che da sempre è momento di sintesi e di democrazia.
Invece ieri abbiamo assistito a una indegna messinscena in cui la direzione di un partito di cui siamo orgogliosi per la sua ambizione di futuro si è ridotta alla lettura di un elenco che è stato messo ai voti senza che ci fosse neppure il tempo di respirare. E in cui coloro che dovrebbero rappresentare l’area che da sempre sostiene il segretario Matteo Renzi – al di là di recentissimi quanto facili opportunismi – si vorrebbe fossero rappresentati da persone scelte da due o tre persone della peraltro evanescente segreteria Egidi, senza tener conto dell’indicazione unanime dell’area che dovrebbero rappresentare e che li ha eletti proprio perché al modello Egidi fossero radicalmente e definitivamente alternativi. E anzi proprio Alessio Trani ha designato se stesso pur consapevole di non rappresentare più l’area che in segreteria lo aveva designato, per assicurare che in quelle stanze chiuse non avvenisse ciò che è accaduto
Con la conseguenza che la cosiddetta maggioranza renziana – che tale si assume pur composta da conservatori e moderati o burocrati che nulla hanno a che fare con l’essenza del renzismo – ha eletto un organismo di garanzia in cui non è rappresentata la principale esperienza che proviene dai comitati Renzi, e con il voto contrario di persone come Francesco Serra, Massimo Pistilli, Armando Palmini.
Consumato questo orrore, la direzione si è conclusa con l’allocuzione del segretario uscente che ha spiegato di voler proseguire con un altro mandato, per “completare l’opera cominciata”. Senza, ovviamente, uno straccio di dibattito, di ragionamento a seguire. Il nulla più vuoto! Che… ci auguriamo proprio non accada, perché è l’ultima cosa di cui ha bisogno il Pd è la politica in questa terra.
Per certo, si tratta di un episodio molto grave, che non potrà non avere conseguenze sul congresso. E che sarà misura, per le aree e i democratici nel congresso, per far comprendere chi davvero vuol cominciare una nuova epoca, e chi invece in questo triste andazzo vuol continuare.
Il coordinamento di Piazza democratica Tuscia
