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“Fioroni candidato sindaco? Non credo…”

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Tarquinia - Parliamone - Matteo Orfini con Claudio Mancini, Francesco De Angelis e Andrea Egidi

Tarquinia – Parliamone – Matteo Orfini con Claudio Mancini, Francesco De Angelis e Andrea Egidi

Tarquinia - Parliamone - Al centro Matteo Orfini

Tarquinia – Parliamone – Al centro Matteo Orfini

Tarquinia - Parliamone

Tarquinia – Parliamone

Tarquinia - Parliamone - Moscat, Paris, Pini e Gribaudo

Tarquinia – Parliamone – Moscat, Paris, Pini e Gribaudo

Tarquinia - A sinistra Matteo Orfini

Tarquinia – A sinistra Matteo Orfini

Giuditta Pini

Giuditta Pini

Tarquinia - Parliamone - Chiara Gribaudo

Tarquinia – Parliamone – Chiara Gribaudo

Viterbo – Due giorni a Tarquinia ad ascoltare, all’iniziativa di Left Wing “Parliamone”. Per Matteo Orfini, presidente nazionale del Partito democratico è tempo di bilanci e programmi. Bilancio dell’appuntamento che ha portato oltre 200 persone nella cittadina tirrenica e programmi, ovvero le prossime elezioni. Politiche: se la legge non cambia il Pd correrà da solo per arrivare primo. Le regionali e il secondo mandato a Zingaretti. Quindi le comunali a Viterbo. Orfini si sente d’escludere le voci che vorrebbero Giuseppe Fioroni eventuale candidato sindaco. Ma l’ultima parola spetta al gruppo dirigente locale.

Orfini, un bilancio dei due giorni a Tarquinia organizzati da Left Wing su spinta dei parlamentari Pd?
“È andata molto bene – dice Orfini – l’iniziativa l’avevamo lanciata il 29 luglio in piena estate. Nonostante questo, sono venute più di 200 persone. Rappresentanti di realtà differenti, fra i 30 e 40 anni, generazione al centro del dibattito. Da chi ha avuto storie di successo da raccontare, come il dirigente Google o la influencer, imprenditori che hanno avviato start up di successo, a tutto il mondo più faticoso della precarizzazione, di tante professioni. Dalle sanità alla cultura, all’informazione. Con accenti differenti, toni a volte molto critici nei confronti della politica e di quello che non abbiamo semplicemente fatto, a fronte d’altri che riconoscevano almeno l’inizio di un lavoro. È stato comunque importante, perché quello che tutti hanno sottolineato è l’essersi trovati di fronte a un confronto non formale ma sincero, in cui non si assiste a un comizio, ma sono i parlamentari che ascoltano te. Occasioni così non ne avevano mai avute”.

Non è anche una grossa responsabilità per i parlamentari, l’essersi fatti carico delle istanze e dei problemi emersi nel corso degli interventi?
“È l’inizio di un lavoro e di un modello nuovo. I nostri giovani parlamentari hanno sottolineato come uno degli elementi di difficoltà a rappresentare queste generazioni, sia la frammentazione stessa delle generazioni, non sentirle alle loro spalle mentre si fanno determinate battaglie”.

C’era bisogno di questo confronto per apprendere delle difficoltà attraversate da molti?
“Conoscevamo le situazioni, perché sono quelle dei nostri amici, dei nostri compagni d’università, di quelli con cui siamo cresciuti. Ma il tema è come la politica e soprattutto la sinistra ritrova una connessione, che è anche la forza per correggere alcuni errori e quindi, cambiare. Dando una speranza a due generazioni, quelle che hanno pagato di più la crisi di questi anni”.

Dal mito del posto fisso che non c’è più al precariato come unica prospettiva, esiste una via di mezzo, una possibile alternativa?
“Ci siamo interrogati anche su questo, è un modello di società che va riorganizzato. La rinuncia al posto fisso, alla stabilità com’era un tempo, è data per scontata, ma almeno bisognerebbe garantire un meccanismo di tutele e diritti che oggi non c’è. Tu puoi non avere il posto fisso, ma non puoi non avere la maternità o la malattia, perché questo alla fine produce il fatto che non fai i figli, ad esempio. Andrebbero migliorate le garanzie e immaginato un sistema per cui su queste generazioni si punta. Per fare innovazione. Invece spesso ci troviamo di fronte a un meccanismo che non li guarda e non li vede. Paghiamo un punto di Pil l’anno per la fuga di giovani dal nostro Paese, come segnalato da Confindustria. Un dato che spiega molto bene il dramma in cui ci troviamo”.

A Tarquinia ieri la seconda giornata di Parliamone, mentre a Viterbo la politica votava la politica, per le elezioni provinciali di secondo livello. Dopo la bocciatura del referendum che futuro hanno questi enti?
“Siamo in una fase transitoria. L’idea che avevamo era il superamento delle province, con la legge Delrio. Il primo atto, da completare con l’approvazione del referendum e la loro soppressione. È ovvio che l’esito del quesito referendario ha generato una situazione cui bisognerà prima o poi mettere mano. A questo punto la prossima legislatura. Perché così è un’istituzione prevista dalla Costituzione, ma che fatica a svolgere le sue funzioni. Una riflessione su come riorganizzarle dopo l’esito referendario va fatta. Non c’è tempo in questa legislatura, ma ritengo che all’inizio della prossima s’imporrà”.

L’iniziativa di Left Wing a Tarquinia, dove il Pd è uscito sconfitto alle ultime comunali. Il prossimo anno nella Tuscia si torna al voto, tra l’altro nel comune capoluogo, a Viterbo. Magari a margine della discussione, ha avuto modo di parlare di questo che per il centrosinistra nella Tuscia sarà un passaggio molto importante?
“Abbiamo scelto la provincia di Viterbo per quest’iniziativa, perché è anche un modo d’iniziare a dare una mano alle sfide che ci sono qui. Le amministrative nel capoluogo sono importanti. Ma avremo le regionali e pure le politiche. Il lavoro dei dirigenti territoriali ci ha dato una grande mano, il segretario provinciale della federazione Egidi e pure altri, penso a Fioroni. Abbiamo fatto un lavoro che spero potrà essere utile anche a loro. Qui c’era anche tanta gente che veniva dalla provincia, che ha discusso e lavorato con noi. Con l’avvicinarsi alle elezioni saremo sempre più presenti”.

A proposito di Giuseppe Fioroni e le prossime comunali, c’è una voce che circola da tempo: eventualmente il Pd ha un asso nella manica, il suo ritorno come candidato sindaco nel capoluogo.
“Non credo – Orfini sorride – non mi risulta che ci sia questa opzione. Poi, sarà il gruppo dirigente di Viterbo a decidere sulle amministrative”.

Il presidente della regione Nicola Zingaretti ha sciolto le ultime riserve e si ricandida per il secondo mandato. Sarà una tornata impegnativa?
“Zingaretti è il candidato, ha lavorato bene in questi cinque anni ed è bene che completi il suo mandato con un altro quinquennio. Noi abbiamo rimesso in piedi una regione che avevamo ereditato distrutta dalla destra. I prossimi cinque anni saranno quelli del grande rilancio”.

Per le Politiche, la Lega arringa i suoi, il centrodestra è dato in ripresa e ultimo ma non ultimo, c’è il Movimento 5 stelle. A sinistra la situazione qual è? Guardando la situazione in Sicilia, non sembrano tutte rose e fiori.
“La Lega arringa, ma il tema della Lega è che hanno rubato dei soldi e li devono restituire. Poi si lamentano con i magistrati che glieli chiedono. Una presa di posizione abbastanza curiosa. Noi siamo in campo. Il Pd è in campo. In Sicilia ce la giochiamo, con una coalizione molto ampia e molto forte, con un candidato espressione della società civile, un rettore, personalità di grande rilievo. A livello nazionale, le coalizioni dalla legge elettorale non sono previste. Se non dovesse cambiare, il Partito democratico correrà per arrivare primo e cercare d’avere la forza di governare nella prossima legislatura e continuare un lavoro che stiamo facendo già in questa e che ha rimesso in campo il Paese”.

Giuseppe Ferlicca


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