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Garage al posto di servizi e opere non finite…

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Viterbo - Santa Barbara - Don Claudio Sperapani

Viterbo – Santa Barbara – Don Claudio Sperapani

Santa Barbara - La fontana in via Porsenna

Santa Barbara – La fontana in via Porsenna

Santa Barbara - Palazzo in costruzione

Palazzo in costruzione

Santa Barbara - La scuola che non è stata ultimata

La scuola che non è stata ultimata

Santa Barbara - La palestra incompiuta

La palestra incompiuta

Santa Barbara - Sergio Burratti

Sergio Burratti

Santa Barbara - Il campo di atletica

Il campo di atletica

Viterbo – Garage al posto di servizi. Negozi e opere pubbliche in attesa di essere terminate. Una scuola e una palestra. A santa Barbara, quartiere a nord di Viterbo, i problemi non si limitano solo a viabilità e isolamento.

L’avvio dei lavori per la costruzione del quartiere risale agli anni ’70 con la legge per i piani di edilizia economica e popolare derubricata con gli anni in edilizia residenziale pubblica. Terreni che sono stati concessi all’Ater, l’azienda per l’edilizia residenziale e a soggetti privati che rimborsano all’amministrazione pubblica le spese per le opere di urbanizzazione (fogne, impianti di varia natura ecc.).

Fotoracconto: Santa Barbara, quartiere dormitorio

I primi servizi sono arrivati con l’Ater che ha costruito 24 appartamenti e un centro commerciale in via Porsenna, dove c’erano una banca e una farmacia. La banca ha chiuso lo sportello e la farmacia comunale si è spostata, sempre nel quartiere. Non c’è un negozio di abbigliamento. A ridosso di strada santa Barbara c’è un supermercato, una lavanderia, la farmacia comunale, una merceria e un bar.

Lì vicino anche la fontana di piazzale Porsenna sporca, senz’acqua e abbandonata a se stessa. Dalle parti di via dei dodici popoli si trovano invece l’eurospin, una pizzeria, uno studio medico e un negozio di animali. Assieme a loro anche una tabaccheria, un alimentari e una macelleria.

Il quartiere doveva essere per l’80% destinato a residenza e per il 20 a servizi. Sono state invece favorite le abitazioni con il garage al piano terra. Una scelta che ha limitato gli spazi da destinare a servizi e attività commerciali.

Il comune ha messo in piedi nel quartiere una scuola e una palestra. La prima è stata completata al 60%, la seconda al 97. Mancano alcune opere interne e ci sono contenziosi aperti con le ditte appaltatrici. Lavori bloccati. I bambini vanno all’Ellera e la palestra resta lì dov’è. Funzionano invece la farmacia comunale e l’asilo nido con un’ottantina di posti e gli impianti sportivi, di proprietà comunale ma in gestione ad associazioni che se ne prendono cura e gli danno vita. I campi sono tre – atletica, rugby e baseball – più un circolo bocciofilo. A breve, dovrebbero arrivare altri servizi comunali. Nello specifico, come annunciato dalla vicesindaca Luisa Ciambella, un ambulatorio medico-infermieristico e un emporio solidale per la fornitura gratuita di generi alimentari alle persone indigenti.

Ci sono poi un centro polivalente in piazza Porsenna all’interno di un piccolo complesso commerciale, una scuola materna privata e un asilo pubblico. Questi ultimi due, uno di fronte all’altro, a ridosso della pista ciclabile vicino a piazza Michelangelo.

I parchi pubblici d’estate servono inoltre a ben poco. Tenuti puliti, ma con poche sedute e quasi tutte sernza un albero a fargli ombra, tant’è vero che le persone si siedono sotto a una pianta oppure si inventano una panchina con bancali verniciati a bianco come al cosiddetto parco delle querce. La panchina, messa all’ombra, riporta però una scritta, chiara. “Questa panchina è stata fatta e messa qui per tutti, ma non è… la vostra!!! Se la spostate… si rompe!!! Lasciatela qui!!!”. La maggior parte dei parchi ha l’erba secca e l’unico dove poter trovare riparo dal caldo, con tanto d’erba verde a rinfrescare, sarebbe quello di piazza Michelangelo. Ma è nel bel mezzo di una rotatoria e non è praticabile.

Che fanno ragazzi e ragazze nel tempo libero? “Poco e niente – rispondono in tre, la più grande ha 15 anni – al parco andiamo solo a cercare un po’ d’ombra sotto agli ulivi. Ma al parco ci si va anche con un gelato, qualcosa da bere e i negozi sono troppo lontani. Preferiamo andare a fare le passeggiate in campagna lungo via della Capretta”. Che cosa chiedono? “Che almeno la fontanella della pista ciclabile funzioni”.

Gli impianti sportivi vanno invece alla grande. “A fine settembre inauguriamo i lavori di ristrutturazione del campo con una nuova pista da corsa”, fa notare subito il presidente della Fidal Viterbo Sergio Burratti mentre mette a posto i cuscini per il salto in alto e segue gli ultimi ritocchi indossando la tuta blu da operaio. Il campo d’atletica, che risale agli anni ’60 ed è precedente alla nascita del quartiere di cui oggi fa parte  “Ha un migliaio di posti per gli spettatori – spiega Burratti – e tra gare, allenamenti e altro registra 30 mila presenze ogni anno. Al campo si sono tenuti meeting importanti, nel 2012 assieme a Londra, Amsterdam e Granada. È aperto tutti i giorni a partire da ottobre dalle 8 alle 20, tranne la domenica. Vanta infine due campioni del salto in alto. Ludwig ed Eleonora Schertel, fratello e sorella. Lei è vice campionessa italiana”.

I servizi che ci sono, sono quasi tutti parrocchiali. Il più importante è la Caritas con 15 operatori volontari a disposizione per la distribuzione di generi alimentari il giovedì e dei vestiti ogni seconda domenica del mese. Vestiti donati alla parrocchia dagli abitanti. Poi ci sono le attività sportive sempre legate alla chiesa che al luogo di culto a forma di vela, dispone di due campi da calcetto e uno da calciotto dove si allenano un centinaio di bambini della scuola calcio della Asd Viterbo. C’è anche un’accademia per portieri di calcio, la Tuscia goalkeeper academy.

“La parrocchia aggrega oltre mille persone, di cui 350 sono bambini che ogni anno vengono al catechismo – spiega il parroco Claudio Sperapani -. Organizziamo anche un grest estivo con 400 ragazzi, una sagra della ciambella la prima settimana di giugno e un presepe vivente grazie al comitato festeggiamenti santa Barbara. Ci sono inoltre un gruppo di animatori di 80 persone e un gruppo scout di 50”.

Infine la minimacchina di santa Rosa, una torre di dieci metri portata a spalla da 50 bambini e ragazzi dai 5 ai 17 anni. “La manifestazione è recente – ricorda don Claudio – siamo appena arrivati alla quarta edizione”.

“Il trasporto è l’unico momento – ripete don Claudio – in cui il quartiere si riempie”. Poi si torna alla vita di tutti i giorni. Senza servizi, isolati, con pochi negozi, gli abitanti divisi per ceti e una povertà crescente. Ma tanta buona volontà, che però da sola non serve.

Daniele Camilli


 – Un quartiere dormitorio dove perfino la “viabilità fa schifo” di Daniele Camilli


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