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“Ingiustamente ai domiciliari per un mese, perde il raccolto di nocciole”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Imprenditore agricolo finisce agli arresti domiciliari lo scorso 12 agosto, secondo l’accusa per il rischio di reiterazione del reato, nonostante siano trascorsi ormai ben sette mesi da alcuni fatti che lo avrebbero coinvolto a gennaio.

Costretto alla reclusione casalinga, che gli impedisce di uscire anche per recarsi a lavorare, viene rimesso in libertà solo dopo 27 giorni dal tribunale del Riesame.

Nel frattempo la sua azienda agricola,che produce nocciole, nel pieno della stagione del raccolto è rimasta senza guida per un mese. Nonostante la difesa abbia tentato in tutti i modi di ottenere la revoca dei domiciliari oppure una misura meno afflittiva. 

Raccontano amareggiati la vicenda, gli stessi difensori. “E adesso chi risarcisce il nostro assistito? Restano i danni economici all’impresa, abbandonata a se stessa per un mese con il raccolto in terra e l’amaro in bocca per una questione che avrebbe potuto essere risolta molto prima”, commentano gli avvocati Simone Bernini e Fabrizio Ceccarelli, raccontando la vicenda.

“Proprio in ragione del lungo lasso di tempo trascorso tra i fatti e l’ordinanza di arresti domiciliari – sottolineano i due legali – è inverosimile parlare di pericolo di reiterazione del reato, motivo per cui la misura di custodia cautelare ci è parsa subito del tutto ingiusta ed insostenibile”.

Da qui la corsa a visionare il fascicolo. “Sono emersi subito anche alcuni vizi formali – spiegano – per cui l’istanza di riesame al tribunale delle libertà si è resa inevitabile. L’imprenditore non doveva stare ai domiciliari. Ma è ferragosto, i tempi si allungano. L’udienza romana è fissata per il 6 settembre e nel frattempo c’erano le nocciole da raccogliere, gli impegni aziendali da onorare, la famiglia da mantenere. Troppo tempo”.

Trattandosi di un imprenditore, i difensori decidono di avanzare ben tre istanze per l’annullamento o per la modifica della misura. “Ma tre diversi gip del tribunale di Viterbo e due pubblici ministeri danno parere contrario – dicono ancora – in un caso, il rigetto arriva in neppure due ore dal deposito dell’istanza. Lasciando qualche dubbio sull’attenzione prestata a tutti i motivi proposti ed a tutti i documenti presentati a sostegno della richiesta”.

Niente da fare, non resta che aspettare e andare a Roma: “Finalmente le ragione dell’agricoltore vengono riconosciute e viene immediatamente rimesso in libertà. È il 9 settembre. Sono trascorsi 27 giorni. Restano i danni economici all’impresa, abbandonata a se stessa per un mese con il raccolto in terra e l’amaro in bocca per una questione che avrebbe potuto essere risolta molto prima”.

Silvana Cortignani


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