Viterbo – “Lavoriamo per promuovere il dialogo con i viterbesi e le altre religioni. Senza ricevere fondi da nessuno. Andiamo avanti solo con le donazioni dei soci”. Nabil Al Zeer non ha alcun dubbio, l’islam è innanzitutto “un messaggio di pace” e lo ribadisce in occasione della festa del sacrificio.
Multimedia: La giornata del sacrificio a Viterbo – Video
Nabil Al Zeer è presidente dell’associazione islamica di Viterbo. Nato in Palestina, vive in Italia da 50 anni dove ha studiato medicina. Quattro figli e 9 nipoti.
“La comunità islamica della Tuscia – afferma il presidente – conta 15 mila persone. Nel 2011 abbiamo fondato un’associazione di promozione sociale per accogliere le famiglie musulmane che vivono a Viterbo per far conoscere la religione islamica e il suo messaggio di pace. Al tempo stesso insegniamo la lingua di origine ai nostri figli e aiutiamo le persone bisognose”.
Le difficoltà certamente non mancano. A causa soprattutto del terrorismo e del clima di razzismo sempre più evidente. “Il vero spirito dell’islam – sottolinea il presidente Al Zeer – è la pace, una parola che non pronunciamo mai invano”.
“Per giudicare le persone bisogna prima conoscerle – interviene Arcangelo Meschini, proprietario degli impianti sportivi della ssd Tuscia a santa Barbara –, e i musulmani che ho conosciuto sono persone per bene che non hanno nulla a che fare con il terrorismo”.
Da 6 anni Meschini mette a disposizione dell’associazione culturale islamica di Viterbo i campi di calcio per celebrare la “giornata del sacrificio”, svoltasi quest’anno all’inizio di settembre.
“Una giornata molto importante – spiega Ramadan Abdrabbou, tre figli, cittadino italiano ed egiziano, in Italia da 25 anni –. La mattina preghiamo, nel pomeriggio uccidiamo invece un montone, poi lo portiamo a casa e lo dividiamo in tre parti, uno per i poveri, uno per gli amici e uno per la famiglia.
Poi usciamo e festeggiamo facendo conoscere ai nostri figli la religione islamica affinché la loro scelta di aderire sia pienamente consapevole”.
La “giornata del sacrificio” è una delle feste più importanti e sentite del mondo islamico e ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo obbediente all’ordine divino di uccidere il proprio figlio Ismaele prima di essere fermato da un angelo. È innanzitutto la festa della fede e dell’indiscussa sottomissione a Dio.
“I montoni – specifica Abdrabbou – vengono uccisi in strutture dedicate e nel pieno rispetto delle leggi”.
“Con Nabil – prosegue Arcangelo Meschini – abbiamo in rapporto eccezionale. Parliamo di esperienze religiose e terrene. Lui dice la sua e io la mia. Grazie al mio e al loro dio li ho conosciuti ed è stata un’esperienza più che positiva”. Infine, un augurio. “Vorrei che tutti quanti facessero la mia stessa esperienza”.
Daniele Camilli




