Vignanello – Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta alla preside e al provveditore di un gruppo di genitori della scuola di Vignanello sulla decisione di formare le classi a sorteggio dopo le polemiche sulla classe ghetto per stranieri – Buongiorno, siamo un gruppo di genitori che in questi giorni si è sentito al centro di tante polemiche ingiuste e cattive. Siamo state in silenzio fino ad ora… nel rispetto di tutti.
Ora vogliamo esprimere il nostro parere e le nostre idee su quanto è successo.
Sapevamo fin dall’inizio che creare queste classi non era cosa semplice: circa 4 handicap, 8 bimbi certificati e alunni con problemi comportamentali, non a caso alle due classi che inizialmente il provveditorato ci aveva assegnato, se ne è aggiunta un’altra diventando così tre classi.
I problemi purtroppo c’erano e ci sono tutt’ora, ma non credevamo che il problema più grande fosse il cognome dei bambini.
Pensavano che all’interno della nostra comunità ci si potesse confrontare, discutere, dialogare… non parlare attraverso la carta stampata.
Svegliarsi una mattina a ridosso dell’apertura della scuola e vedere sbattuta in 1° pagina la nostra comunità, l’istituzione scolastica, le nostre care maestre e le nostre famiglie non è stato certo un bel risveglio.
Credevamo che dopo 5 anni di scuola insieme, in alcuni casi anche 8 (se si considera la scuola dell’infanzia), tra i genitori e figli si fosse creata amicizia e stima, abbiamo accolto tutti i bambini nelle nostra comunità, nelle scuole e nelle nostre case, invece ci troviamo oggi in questa situazione ingestibile.
Non siamo razziste, tanto meno lo sono le maestre che hanno educato i nostri figli a comportarsi con tutti allo stesso modo… a prescindere dalla nazionalità.
La terza D era, a nostro avviso, una bella classe. L’unico neo erano i professori che potevano variare ogni anno. Questo ha fatto si che alcuni genitori hanno avviato una protesta prendendo come pretesto il tema del razzismo, così da smuovere l’opinione pubblica che è tanto attenta a questa tematica.
Ora ci troviamo di fronte ad una situazione caotica e comunque vada, il clima amichevole e sereno che si era creato con il passare degli anni si è irrimediabilmente rotto. Si è creato un precedente grave: basta che qualcuno la mattina si svegli e per un motivo qualsiasi, nascondendosi dietro ad una falsa verità inneschi un caos infernale e accuse molto pesanti (“ghetto”, “apatheid”).
Da mamme pensiamo che le maestre conoscano i figli meglio di noi, li vedano in un’infinità di situazioni e con un giudizio più obiettivo erano sicuramente le persone più adatte a distribuirli in base alle loro personalità, esigenze e bisogni nelle diverse classi.
Ora i nostri bambini sono voti messi in una sacca e tirati a sorte!
Cosa ne sarà uscito, un capolavoro? Sicuri che questo sia il bene di tutti i nostri figli?
I bambini non sono numeri, voti o cognomi, ma sono individui con la loro personalità che delle volte sono tra loro compatibili e possono tirar fuori il meglio l’uno dall’altro… altre volte non lo sono e succede il contrario (per esempio, una bambina timida che con l’aiuto di un’amichetta più coraggiosa riesce ad affrontare situazioni per lei difficili o bambini che hanno delle problematiche e si appoggiano a qualche amichetto preferito).
E’ discriminazione trattare i bambini come se fossero tutti italiani? Non è invece discriminante chiedere che vengano divisi in base al cognome? Un giornale, prima di scrivere e pubblicare, dovrebbe verificare le notizie: dove sono i tredici bambini stranieri?
In primis non è vero che gli alunni svantaggiati stavano tutti nella stessa sezione, ma erano già stati divisi in modo equo ed armonico rispettando i criteri nelle tre classi.
Non è vero che la terza classe era quasi in toto formata da immigrati.
Si sente straniero anche chi nasce in Italia? Si sente straniero anche chi ha la cittadinanza italiana? Si sente straniero anche chi ha un solo genitore straniero? Si sente straniero anche chi è europeo?
Si sente straniero anche chi ha avuto la fortuna di essere stato adottato da italiani? Siamo noi che facciamo apartheid e ghetti? Noi che li consideriamo alla pari dei nostri figli com’è giusto che sia? O sono loro che non si sentono a casa?
Siamo famiglie normali, non come ci hanno definito i vari giornali locali.
Siamo persone che lavorano , che si sacrificano , che fanno rinunce per garantire un presente ed un futuro ai nostri figli. Quando abbiamo fatto la domanda di iscrizione a scuola non c’è stata chiesta la dichiarazione dei redditi. Ci ha dato fastidio essere definiti “benestanti”… ci sono persone che si alzano nel pieno della notte per andare a lavoro, stanno fuori casa per giorni , poi rientrano e li aspetta a campagna come in questo periodo che c’è la raccolta delle nocciole.
Dobbiamo pagare mutui, tasse e bollette; noi non dovremmo sentirci offesi. Come si può pensare male di chi ha cresciuto i nostri figli come se fossero i loro (le maestre)?
Noi non vogliamo scontri, ma non possiamo tacere e permettere che infanghino noi, le nostre famiglie e le maestre.
Chiediamo alla preside ed al provveditore di tornare sui loro passi… i bambini non sono numero e ci sono tanti altri modi di riformare le classi, anche se ciò fa passare un messaggio falso. Si potevano lasciare le classi come erano alle elementari o lasciare le formazioni come le avevano create le insegnanti spostando semplicemente qualche straniero. Questo non è il modo di pretendere integrazione!
Le mamme “benestanti”
