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Non visita la paziente incinta, guardia medica a processo

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Canino

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Tarquinia - L'ospedale

Tarquinia – L’ospedale

Canino – Non visita la paziente incinta, medico di guardia a giudizio. E’ iniziato ieri davanti al giudice Rita Cialoni il processo per omissione d’atti d’ufficio a un dottore che era in servizio presso la sede della guardia medica di Canino nel luglio del 2014, quando nell’ambulatorio si è presentata una paziente incinta che accusava forti dolori all’addome. 

La donna, un’immigrata di nazionalità senegalese, avrebbe rappresentato al medico le sue preoccupazioni circa il buon prosieguo della gravidanza, temendo che il feto non godesse più di buona salute e che quei dolori lancinanti potessero essere l’anticamera di un aborto. 

Il dottore, però, non l’avrebbe nemmeno visitata, invitandola a recarsi presso la sede della Croce rossa italiana, dotata di ambulanza, che avrebbe potuto provvedere ad accompagnarla all’ospedale più vicino.

Il medico di guardia sarebbe stato categorico e alla paziente non sarebbe rimasto altro da fare. E’ stato così il personale della Croce rossa italiana ad accompagnarla fino all’ospedale di Tarquinia, dove i sanitari le hanno poi effettivamente diagnostico delle minacce d’aborto, prendendo i provvedimenti del caso. 

La giovane senegalese non è rimasta però con le mani in mano e ha denunciato il presunto disservizio. Sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta da parte della procura della repubblica di Viterbo e il dottore è finito sotto processo per omissione d’atti d’ufficio. 

La presunta vittima, che era presente in aula, nel corso dell’udienza di ieri si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Massimo Boni. L’imputato, in sede di indagini preliminari, si sarebbe difeso sostenendo che l’ambulatorio era carente delle attrezzature necessarie ad affrontare il caso. 

Per la mamma e il bambino la vicenda si è conclusa con un lieto fine. Nonostante il malore, infatti, la gravidanza è andata a buon fine. Il processo entrerà nel vivo il 16 aprile 2018, quando saranno ascoltati i primi quattro testimoni dell’accusa. 

Silvana Cortignani


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