Viterbo – Processo bis, nove anni e dieci mesi a Sabato Battaglia. Il giovane accusato dell’omicidio del Riello, ha concordato la condanna in appello. Il concordato in appello tra le parti è stato reintrodotto dalla recente riforma Orlando. E i giudici hanno applicato la nuova normativa per la prima volta.
Oltre alla “riduzione” della pena, la prima Corte d’appello di Roma ha revocato al 24enne anche la misura di sicurezza. Sono così state accolte entrambe le richieste avanzate dalla difesa alla procura generale.
Il processo bis, questa mattina, davanti alla Corte d’assise d’appello, dopo che il difensore di Battaglia, l’avvocato Antonella Durano, ha impugnato la sentenza di primo grado del tribunale di Viterbo. Per il gup Savina Poli, che ha condannato il 24enne a 12 anni di carcere, Battaglia è “colpevole perché ha agito con totale disprezzo della vita della vittima”. Omicidio volontario, l’accusa.
La sentenza della Corte d’assise d’appello, dopo mezz’ora di camera di consiglio.
E’ il 27 settembre 2015. Alle 4 del mattino Battaglia e l’allora fidanzata, studentessa universitaria 24enne, incrociano la vittima, Federico Venzi, e un amico alla rotatoria del Riello, a Viterbo. I due vedono la ragazza a terra e pensano a un’aggressione. Venzi, 43enne romano ma residente a Caprarola, chiede se c’è bisogno d’aiuto, ma Battaglia lo allontana con la frase: “Mi hai rotto il cazzo, vai via”. I due fidanzati si allontanano a piedi, ma la vittima e l’amico li seguono. Il 24enne non gradisce e sferra un pugno in pieno viso a Venzi, che finisce a terra. Seguono altri pugni e calci mentre il 43enne è ancora sdraiato sull’asfalto, ormai inoffensivo.
L’autopsia rileva che la vittima è morta per soffocamento, ingerendo sangue e materiale organico dopo la frattura della mandibola. Per la difesa, c’è un altro dato da considerare: Venzi avrebbe inghiottito anche pezzi della sua protesi dentaria, tenuta insieme da un fil di ferro. Un particolare importante perché, secondo l’avvocato Durano, Battaglia non voleva uccidere e non avrebbe mai potuto prevedere un epilogo simile. Per la difesa il 24enne avrebbe agito solo per proteggere se stesso e la fidanzata da un potenziale pericolo: l’incontro con due sconosciuti in piena notte, più robusti di lui e col doppio dei suoi anni.


