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Poliziotti a processo, fondamentale la testimonianza della vittima

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Un posto di blocco della polizia stradale

Un posto di blocco della polizia stradale

Orte – (sil.co) – Ancora alla sbarra dopo oltre dieci anni i due poliziotti della stradale di Narni accusati di concussione perché avrebbero chiesto 300 euro a un camionista tedesco per evitare la multa dopo un controllo nei pressi del casello autostradale di Orte. 

Adesso tribunale, accusa e difesa hanno deciso che per chiudere il processo è indispensabile sentire la vittima, di cui si sono perse le tracce da allora. 

Era il 17 agosto 2007 e gli agenti furono incastrati da un supertestimone, un carabiniere che per primo avrebbe raccolto la denuncia dell’autotrasportatore.

Peccato che il militare, nel frattempo congedato, degradato e tornato nella sua Sardegna, per anni non si sia presentato a testimoniare al processo in corso a Viterbo, costringendo il collegio a una lunga serie di rinvii, fino a ieri, quando, su disposizione dei giudici, è giunto in aula scortato da due carabinieri. 

Non è stata una deposizione facile quella dell’ex carabiniere, oggi cinquantenne, la cui attendibilità è stata messa a dura prova dai difensori dei poliziotti, gli avvocati Luigi Fiocchi e Loris Matrella del foro di Terni. I legali gli hanno ricordato, oltre a cose ancora più personali, l’arresto da parte dei carabinieri di Civita Castellana per avere rapinato una polacca e il relativo patteggiamento a un anno. 

Il testimone, messo sotto torchio anche da tribunale e accusa, ha ribadito davanti alla pm Chiara Capezzuto la sua versione. “Ero davanti al Carpe Diem quando ho visto il camionista fare avanti e indietro 3-4 volte dal bancomat verso la pattuglia – ha spiegato – gli ho chiesto cosa stesse succedendo e lui mi ha detto che i poliziotti gli avevano chiesto 300 euro per non  fargli una multa, ma che non riusciva a prelevare. Io, infatti, non l’ho visto prendere soldi. Ma ho subito chiamato al telefono il comandante della stazione di Orte, competente per territorio, che poi è intervenuto”. 

E qui l’udienza si è tinta di giallo. “Ma se il camionista era tedesco, in che lingua vi siete parlati?”, hanno chiesto tutti all’ex carabiniere, che ha insistito nel dire che l’autotrasportatore capiva e parlava l’italiano. “Ma non è che le ha detto che doveva prelevare ‘per pagare’ una multa, non ‘per evitare’ una multa?”, gli ha chiesto la presidente del collegio Silvia Mattei. E siccome il testimone è rimasto fermo sulle sue posizioni, tutti hanno concordato per dipanare la matassa bisogna portare in aula anche la presunta vittima, della quale nel frattempo in Germania si sarebbero perse le tracce. 

Dopo avere perso anni dietro all’introvabile carabiniere, scatterà dunque la caccia al camionista, l’unico che possa dire l’ultima parola su come sono veramente andati i fatti. In gioco, d’altro canto, ci sono il lavoro e la reputazione di due agenti della stradale. “La cui vita e la cui serenità – hanno sottolineato i difensori – dopo dieci anni di processo da innocenti, è stata già distrutta”. Prossima udienza il 12 dicembre.


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