Viterbo – (g.f.) – Elezioni provinciali. Domenica il voto, ma tra i due schieramenti già si comincia a fare i conti. Sono votazioni di secondo livello. Alle urne, consiglieri, sindaci e assessori (esterni esclusi).
Basandosi sull’orientamento politico di ognuno, si possono avanzare ipotesi. Più o meno attendibili. Perché nel segreto dell’urna, le intenzioni di voto possono pure rimanere tali.
Montefiascone fa scuola. Centrodestra diviso tra il candidato consigliere provinciale Massimo Paolini (sindaco falisco in lista con Mo.Ri.) e presidente. Paolo Equitani.
Tuttavia, sulla carta, il centrosinistra parte avvantaggiato. Nello schieramento c’è chi vede entrare a palazzo Gentili sei consiglieri Pd, tre Moderati e Riformisti e altrettanti al centrodestra. L’ottimismo è il sale delle elezioni.
Occhi puntati su Viterbo e i centri maggiori. Vale la regola dei grandi numeri. Più popolazione hanno i comuni e maggiore è il peso degli elettori.
Dovendo scegliere su chi puntare, nel Pd Gianluca Angelelli, Maurizio Palozzi, Aldo Fabbrini e Francesco Serra sono quelli che partono col favore dei pronostici. E con loro, pure Lina Novelli ed Eugenio Stelliferi.
Sempre in zona centrosinistra, tra i Moderati e Riformisti, Livio Treta e Massimo Paolini partono avvantaggiati rispetto ai loro colleghi di lista.
Ma è nel centrodestra che le previsioni si fanno più complicate.
Gianluca Grancini ed Elpidio Micci, se la sponda dei loro colleghi nel comune di Viterbo tiene, potrebbero farcela. Ma va considerato che Forza Italia ha dato indicazioni precise. Consalvo Dolci da Marta e il sindaco di Tarquinia Pietro Mencarini. Giulio Marini, consigliere azzurro del capoluogo, si atterrà alle indicazioni?
La partita è aperta.
In termini assoluti, ad esempio, è probabile che Alessandro Romoli, sindaco di Bassano in Teverina, possa ottenere un discreto numero di voti, ma probabilmente da centri il cui peso, essendo inferiore, gli renderanno in salita la strada che porta a via Saffi.
Mentre al comune di Viterbo, dove una scelta piuttosto che un’altra può fare la differenza, Chiara Frontini (Viterbo 2020) quale farà? Oppure Sergio Insogna. Un socialista che difficilmente voterà un altro socialista, Massimo Paolini.
Poi, Viva Viterbo. Filippo Rossi e Maria Rita De Alexandris. Nel comune capoluogo sono passati all’opposizione. Erano pure allo stesso tavolo del centrodestra al Richiastro, nell’ormai famosa cena.
Eppure, c’è chi è pronto a scommettere che la loro preferenza possa andare a un candidato dello schieramento opposto. Francesco Serra. Pazza idea? All’apparenza sì, visto che fra l’esponente Pd e Rossi in particolare, non è mai corso buon sangue.
Ma in politica si sa, gli umori e gli equilibri possono cambiare e in fretta. Non ditelo, però, al responsabile cittadino del movimento, Giacomo Barelli. “Viva Viterbo – taglia corto Barelli – è e rimane una lista civica vera. Non c’entra nulla con Forza Italia, Fratelli d’Italia o altri partiti. Siamo civici e il nostro leader è Filippo Rossi”.
Che però non è candidato e quindi non si può (auto) votare.
Sempre a palazzo dei Priori, Gianmaria Santucci (Fondazione) ha scelto chi appoggiare? Di certo, il primo a saperlo sarà Vittorio Galati. Con Santucci va abbastanza d’accordo. Due consiglieri e una preferenza.
E il sindaco Leonardo Michelini? Scontato il voto al candidato presidente Pietro Nocchi, ma il consigliere? Della sua maggioranza sono tre quelli in corsa, Fabbrini, Serra (Pd) e Treta (Mo.Ri.). Il primo cittadino non può fare nemmeno testa o croce.



