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Viterbo – Spaccio di droga tra il Sacrario, San Faustino e piazza della Rocca, Babele bis non decolla. E’ slittata di ben otto mesi, per motivi tecnici, l’udienza preliminare prevista ieri per i tredici indagati del secondo filone della maxinchiesta della procura sfociata in 32 arresti nel blitz del 19 maggio 2014 e in tredici 415 bis per altrettanti indagati a piede libero nell’ottobre 2015.
Tra i destinatari dei tredici avvisi di fine indagine anche l’ex giocatore di baseball dominicano Rodolfo Felix Castillo, 36 anni, già arrestato per spaccio un anno e mezzo prima. Davanti al gup Francesco Rigato una decina di dominicani, ma anche due italiani, un 38enne di Ischia di Castro e un 48enne del capoluogo.
Sarebbero finiti nel mirino del sostituto procuratore Paola Conti in seguito alle sommarie informazioni rilasciate dai “clienti”, tra i quali spiccherebbero nomi della cosiddetta “Viterbo bene”. Consumatori più o meno abituali di cocaina, che in alcuni casi, avendo disponibilità di denaro, avrebbero comprato anche ingenti quantità di droga.
Gli investigatori la chiamarono operazione “Babele”, dalla mescolanza di etnie che ne veniva fuori: dominicani e tunisini, ma anche una decina di italiani, quasi tutti viterbesi doc. L’inchiesta è partita dall’arresto di una sessantenne del capoluogo, beccata con oltre un etto di cocaina nascosta in un trolley, passata alla storia col nomignolo di “nonna coca”. Sarebbe stata tra gli italiani “compiacenti”, assoldati dai dominicani per poche lire, per custodire la droga in attesa della vendita.
Gnocchi o occhiali per dire cocaina, nel linguaggio criptico delle intercettazioni. Tra i sequestri effettuati nel corso delle indagini, da segnalare quello record eseguito dalla Polfer di oltre tre etti di cocaina suddivisa in 30 ovuli destinati al mercato viterbese. La droga sarebbe arrivata a Viterbo da Perugia.




