Viterbo – Spese pazze in regione, ex consiglieri del Pd rinviati a giudizio dal gup di Roma. Tra questi anche il viterbese Giuseppe Parroncini accusato di abuso d’ufficio, ed Esterino Montino e Daniela Valentini.
Lo scrive Repubblica, secondo il quale gli ex consiglieri sono “accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, truffa e peculato”.
Come riporta il quotidiano, “sono di due tipi le accuse mosse ai politici. La prima è l’assunzione illecita di portaborse, che ha causato un danno alle casse regionali di oltre un milione e mezzo di euro. Tutti, a cui in questo caso si contesta l’abuso d’ufficio, hanno assunto con contratti di collaborazione delle persone di fiducia, pagandole con i soldi del gruppo consiliare Pd. In realtà avrebbero dovuto pagarli personalmente, in virtù dei contributi disposti per ogni consigliere. Non solo. Secondo i pm tali collaborazioni, ‘prive della natura altamente qualificata richiesta’, sono state disposte illecitamente, perchè non si è proceduto ad alcuna selezione comparativa dei candidati”.
Il secondo filone di inchiesta, come scrive Repubblica, “riguarda invece i pagamenti ad alcune associazioni fatte con i soldi provenienti sempre dalle casse del gruppo regionale”.
Tra gli ex consiglieri regionali Pd rinviati a giudizio, secondo Repubblica
1. Esterino Montino
2. Mario Perilli
3. Tonino D’Annibale
4. Enzo Foschi
5. Claudio Mancini
6. Mario Mei
7. Giuseppe Parroncini
8. Carlo Umberto Ponzo
9. Bruno Astorre
10. Carlo Lucherini
11. Claudio Moscardelli
12. Francesco Scalia
13. Daniela Valentini
14. Marco Di Stefano
Avvocatessa Elena Gallo: “Parroncini rinviato a giudizio per abuso d’ufficio”
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
