|
|
|
|
Viterbo – (s.m.) – Cresce la rete dell’accoglienza per richiedenti asilo. Anche nel Viterbese.
Sono 156 i posti della rete Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che l’intera provincia ha messo a disposizione di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e persecuzioni nel 2016. Lo dice l’ultimo rapporto Sprar, presentato a Roma.
Mentre i rifugiati sono titolari di protezione internazionale, i richiedenti asilo sono coloro che hanno fatto domanda per ottenerla. In entrambi i casi, comunque, non si tratta di clandestini o dei cosiddetti “migranti economici”, ma di gente che scappa da conflitti politici, pulizie etniche e religiose.
Il rapporto è una fotografia aggiornata della macchina dell’accoglienza targata Sprar: dall’integrazione alle figure professionali impegnate, fino alla descrizione degli accolti, tra nazionalità, titoli di studio, età e modalità di ingresso in Italia. Della rete Sprar fanno parte gli enti locali che accedono al Fondo nazionale per le politiche e o servizi dell’asilo.
Viterbo segue la linea di tendenza nazionale: il rapporto, pubblicato sul sito del ministero dell’Interno e presentato a Roma, segnala un aumento delle presenze nelle strutture Sprar “dalle 22mila del 2013 alle quasi 200mila attuali”.
In particolare, nel Viterbese i posti di accoglienza a disposizione di rifugiati e richiedenti asilo della rete Sprar sono passati da 126 a 156. Trenta in più rispetto al penultimo rapporto del 2015. Se ne sono aggiunti 15 a Vallerano e altri 15 a Viterbo.
Il paese “più accogliente” è Celleno: 1359 abitanti e 35 posti per rifugiati e richiedenti asilo. Fino a due anni fa, aveva più posti perfino del capoluogo, 35 contro i 28 viterbesi, saliti a 43 nel 2016.
Altri 21 progetti Sprar sono stati attivati a Corchiano, Acquapendente e Bassano Romano. A marzo 2017 anche Vitorchiano ha dato la sua disponibilità, siglando un accordo di partenariato con il comune di Celleno per attivare un progetto Sprar. “Siamo a favore dell’accoglienza, ma contro la politica dei grandi centri con decine o centinaia di migranti – dichiarò il sindaco Ruggero Grassotti – per questo ci siamo proposti come partner nei progetti Sprar del ministero dell’Interno, che prevedono una nuova politica dell’accoglienza. Si tratta, infatti, di progetti di microaccoglienza di famiglie o nuclei di persone”.
La differenza tra i progetti Sprar e altre modalità di accoglienza, come i Cas (Centri di accoglienza straordinaria) sta proprio qui. I primi sono realizzati in collaborazione con gli enti locali. I secondi, attraverso accordi con associazioni e privati, senza che il territorio sia informato. I primi prevedono accoglienza diffusa, nei secondi, in genere, il numero dei migranti è alto.
Stando al rapporto, nel 2016 sono stati 34mila 528 i beneficiari accolti complessivamente nei progetti Sprar. “In linea con gli anni precedenti – si legge sull’analisi – la maggior parte delle presenze dei beneficiari si registrano in Sicilia e Lazio (oltre il 19% in entrambi i casi sul totale delle presenze in Italia), seppur con un lieve decremento rispetto al 2015 (in Lazio si rilevava il 22,4 per cento di presenze e in Sicilia il 20,1 per cento)”.
Seguono Calabria, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Campania. In tutte le altre regioni il numero degli accolti è inferiore al 3,5 per cento, tranne la Valle d’Aosta che non ha progetti Sprar.
“Va considerato – si legge, ancora, sul rapporto – che Sicilia, Lazio, Calabria e Puglia sono i territori (come per l’anno precedente) con la maggiore capienza dello Sprar: il complessivo degli accolti nelle quattro regioni è pari a circa il 60 per cento del totale”.



