Viterbo – “Un saluto a tutti i ragazzi del 1967 che sono qui”. Nella sala del Conclave, tutti in piedi.
Gallery: I facchini in ritiro ai cappuccini – I facchini per le vie della città per il giro delle Sette chiese – Il raduno nella sal del conclave – I volti del giro delle sette chiese – Il raduno dei facchini a palazzo dei Papi
Video: Il giro delle sette chiese – I facchini di corsa al convento dei cappuccini
Il tributo del presidente del Sodalizio Massimo Mecarini e dei facchini di santa Rosa ai componenti del gruppo che cinquant’anni fa portò Volo d’Angeli. Inizia così, al palazzo dei Papi, il ritrovo. Con il calore di sempre e quest’anno, un’emozione in più. È arrivato il grande giorno.
Il pensiero va a stasera alle 21. E a quel tre settembre. Del 1967, l’anno del fermo. A loro, il pensiero del presidente. Con una frase di Jim Morrison. “L’eroe – osserva Mecarini – è che colui che dopo la caduta ha il coraggio di rialzarsi. Questo coraggio l’ha trovato il costruttore Giuseppe Zucchi con la sua famiglia e questi ragazzi. Molti hanno continuato. Vi sono grato, lo siamo tutti verso questi uomini”.
Mecarini li saluta uno a uno e il capofacchino Sandro Rossi manda il suo di saluto, forte. Per farlo arrivare fino in alto. A chi non c’è più. “Sapete benissimo che in questa giornata l’emozione che provo è forte. Facciamo sentire a quelli del 1967 che c’erano e sono oggi accanto a santa Rosa, il nostro grido di gioia”. Possente: “Evviva santa Rosa”. Per tre volte. Forte. Vibrante. Riempie il silenzio rispettoso della sala.
“Nello Celestini c’era – ricorda commosso il figlio Lorenzo – come guida e sicuramente oggi ne avrebbe dette tante su quel trasporto”. Volo d’Angeli, una macchina straordinaria. Celebrata da quella attuale.
“Ci sono paragoni con Gloria – osserva Celestini – ringrazio Ascenzi per la sua geniale idea. È un meraviglioso abito da sposa. Trasportato da una grande famiglia, quella del sodalizio”.
Questa è una sera straordinaria. “C’è sempre stato negli anni, qualcosa – sottolinea Celestini – ma il 3 settembre è un’altra cosa. Importante è essere facchino e il rispetto che dovete avere tra di voi. Il rispetto è tutto. Sono convinto che il rispetto porterà ancora una volta al sagrato, Gloria in trionfo”.
Il saluto di Giovanni Arena. Suo padre Salvatore nel 1967 era sindaco. “Saluto con affetto il capofacchino Sandro Rossi – dice Arena – perché so quanto sia importante il suo ruolo”.
Il figlio del costruttore Giuseppe Zucchi, Luigi, ritorna a quell’anno. Passa il tempo. Qualche amarezza è rimasta. “La macchina – spiega Zucchi – era impressionante. Alta 31 metri e 80, gli angeli 4 metri. Mio padre dà gli ordini e comincia il sabotaggio”. Nel posizionamento sotto la macchina.
Consegna un mazzo di fiori al facchino 32, da portare a santa Rosa. Il 32 è lo spaccallarmi. “Posizione che mio padre ha avuto, all’epoca era il 23”.
Oggi il costruttore è Vincenzo Fiorillo. “Io sono onorato del paragone di Gloria con Volo d’Angeli – spiega Celestini – ma tutti i facchini sono onorati. Quelli che ci sono e quelli che c’erano. Sono convinto, convintissimo. I facchini sono tutti d’un sentimento. E sono certo che anche Zucchi la pensa così”.
In sala tutte le autorità, parla l’ideatore Raffaele Ascenzi, che consegna il ciuffo numero 50 al capo facchino Rossi. Ci sono i componenti della Rete macchine a spalla che ha ottenuto il riconoscimento Unesco.
Massimo Mecarini chiama i due nuovi ingressi in squadra, i fisioterapisti Massimo e Simone.
“Un saluto a chi farà questa bellissima impresa – dice Niccolò d’Angelo – sono onorato d’essere qui come prefetto. È la prima volta. Anche se ho già vissuto questi momenti. Da bambino sono stato cittadino viterbese, dal 1968 al 1972. Ho visto Volo d’Angelo e mi è rimasta nel cuore”. Il primo trasporto da prefetto in un anno particolare: “Le misure prese sono un po’ più rigide – osserva il prefetto – ma è per il bene di tutti. Non dobbiamo mai cedere alla paura. Faremo questa bellissima festa e ci abbracciamo con grande affetto”.
Il questore Lorenzo Suraci ormai sente la festa come sua, nonostante quest’anno senta anche, più degli altri anni, il peso di una sicurezza che è stata accresciuta. In sala c’è anche il comandante dei vigili del fuoco Giuseppe Paduano.
Il sindaco Michelini ricorda la santa, mentre il vescovo Lino Fumagalli vorrebbe che il 3 settembre, come testimonianza d’amore e carità, durasse tutto l’anno.
“Grazie per quello che farete stasera – anticipa Fumagalli – la festa ci coinvolge intensamente per 15 o 20 giorni. Ieri sera al corteo, c’è stata la sorpresa di una partecipazione di gran lunga superiore agli altri anni. Tutta Viterbo accalcata durante la processione del cuore di santa Rosa. E poi, bambini con i genitori.
Un motivo di speranza per il futuro, ma mi piacerebbe che l’attaccamento potesse continuare durante l’anno. Sarà allestito uno spaccio solidale.
Chiedo ai facchini di farsi carico di coinvolgere le persone in quest’iniziativa. Sull’esempio di santa Rosa, siamo solidali. Adottiamo una famiglia di immigrati, per far sentire loro il calore di una comunità e di una famiglia”.
La foto di gruppo sulla gradinata del palazzo ed è tempo di partire per il giro delle sette chiese.
A piazza della Morte, l’omaggio a santa Giacinta Marescotti, dove le suore di clausura donano una foglia a ciascun facchino, quindi santa Maria Nuova, poi la chiesa di sant’Angelo in Spatha a piazza del Comune e la successiva sosta al monumento ai facchini in piazza della Repubblica. Per arrivare al Sacrario, con l’omaggio ai caduti. A Maria Santissima Liberatrice intonano il canto “Mira il tuo popolo”.
Da san Sisto si arriva alla chiesa di san Francesco e quindi, il santuario per rendere omaggio al corpo incorrotto di santa Rosa.
Le parole del vescovo, il saluto alle suore ed è già tempo del ritiro al convento dei frati Cappuccini fino alle 19, quando sarà il momento.
La partenza in formazione per andare a prendere Gloria a san Sisto.
Giuseppe Ferlicca









