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“Vinciamo l’indifferenza, impegniamoci per Viterbo”

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Viterbo - Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo - Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo - Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo - Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo - Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo - Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – Sfila il cuore di santa Rosa

Viterbo – “Vinciamo l’indifferenza, impegniamoci per Viterbo”.

Sono parole che richiamano all’unità quelle pronunciate dal vescovo Lino Fumagalli nell’omelia sulle scale del Duomo per la processione del cuore di Santa Rosa. Un messaggio intenso e denso di significato.

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Il vescovo si è rivolto ai viterbesi che, come ogni anno, si stringono con devozione intorno alla piccola santa che domani percorrerà le vie della città durante il trasporto di Gloria.

“Ascoltiamo la voce della piccola santa – ha detto Fumagalli – che ci esorta a svegliarci dal sonno e dalla pigrizia. Lasciamo il compromesso di una fede professata solo a parole per ritrovare nell’incontro con Gesù il senso della vita, la gioia e la speranza.

Santa Rosa ha amato Viterbo, sfidando le convenzioni sociali. Incolta, laica e povera non poteva diventare una predicatrice. Lo ha fatto. Per il suo amore, che ha pagato con l’esilio, la celebriamo in questo giorno portandola in processione. In cima a una macchina portata da facchini generosi.

Ci parla, a noi comunità civile e religiosa eco dice di amare Viterbo e di impegnarci per la sua crescita il suo bene. Nessuno stia solo a guardare e criticare. Amiamola partecipando alla vita come protagonisti.

Viviamo uniti e concordi. Tutti, perché se si opera così le capacità positive di tutti possono contribuire al bene comune. Nessuno a Viterbo deve essere nel bisogno, sia materiale che non, perché chi ha dei beni li metta a disposizione degli altri. Vinciamo fatalismo e indifferenza, rimbocchiamoci le maniche e che santa Rosa ci accompagni in cammino”.

Infine: “Seguite l’invito di santa Rosa: Vivete come se Dio esistesse”.

Il silenzio del vescovo è stato seguito dal grido “Evviva santa Rosa”. Incitamento al quale i facchini, in piazza, hanno risposto con un sentito “Evviva”.

Presenti anche molte autorità tra cui Giuseppe Fioroni, il sindaco Leonardo Michelini, il vice Luisa Ciambella, il consigliere regionale Daniele Sabatini con la moglie Antonella Sberna. Poi il deputato Pd Alessandro Mazzoli, la consigliera Daniela Bizzarri e il presidente del consiglio comunale Marco Ciorba.

Tra le autorità, il colonnello Giuseppe Palma, il comandante della Finanza Giosuè Colella e quello dei vigili del fuoco Giuseppe Paduano.

In prima fila, i costruttori Fiorillo e poco più su l’ideatore di Gloria Raffaele Ascenzi.

Dal sagrato di piazza del Duomo, la sfilata ha ripreso la processione verso via San Lorenzo e piazza del Comune. Il cuore della santa è tornato alla basilica, passando da via Ascenzi verso via Marconi.

I facchini lo hanno trasportato a spalla fino alla chiesa dedicata alla piccola patrona di Viterbo. Tra ali di folla.

La processione del cuore, è stata preceduta dal tradizionale corteo storico che ha riempito, infatti, le vie del capoluogo. Alle 15, i figuranti si sono ritrovati nella chiesa di Santa Rosa per la solenne vestizione.

Da lì sono partiti i figuranti, preceduti dalle piccole rosine che, con in mano cesti di fiori, dividevano i diversi secoli. Il percorso si è snodato dal centro al quartiere San Pellegrino, fino a piazza del Duomo. Gente fuori dai negozi e sopra i muretti. Arrampicata in ogni angolo e coi cellulari e le macchine fotografiche in mano per assistere alla suggestiva sfilata.



In silenzio i protagonisti hanno attraversato la città. Un silenzio interrotto solo dagli applausi dei viterbesi che, con cellulari in mano, hanno filmato ogni istante della processione. Sette secoli di storia che hanno percorso le vie del capoluogo.

La sfilata si è aperta con il secolo dell’orgoglio viterbese, quello di Rosa e del cardinal soldato Capocci, l’uomo che tenne testa a Federico II. Con il secolo seguente, il XIV, arrivano i protagonisti delle lotte intestine e che condussero alla reciproca distruzione Gatti, Tignosi e rispettivi vassalli. Sfilano poi gli anni dell’“anonimato in Tuscia”, il XVII e XVIII secolo, quando Viterbo era una piccola città del Patrimonio di S. Pietro.
Sono poi riproposti, idealmente, i personaggi che amministrarono la vita pubblica nel primo decennio di Viterbo italiana, a partire dal 1870.



Il due di settembre rivivono idealmente Angelo Mangani, primo sindaco di Viterbo, insieme al rappresentante del governo centrale, il Sottoprefetto conte Pallotta. Con loro “passeggiano” nuovamente per S. Pellegrino anche il conte Mario Fani, fondatore dell’Azione Cattolica e Giuseppe Cencelli, primo parlamentare viterbese.


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