Viterbo – L’hanno riempita di botte, sputi e insulti. A scuola, come tra le vie del centro storico di Foggia. Nel comune pugliese Vladimir Luxuria è nata, in una sera d’inizio estate di cinquantadue anni fa. “Sono venuta al mondo come maschio, poi sono diventata donna”.
Multimedia: video – Vladimir Luxuria a Viterbo
L’attivista, prima transgender parlamentare in Europa, si racconta a Viterbo. Nella città dei Papi è venuta a presentare il suo ultimo libro Il coraggio di essere una farfalla. “E’ un saggio autobiografico”, spiega al pubblico dell’auditorium delle Terme Salus.
Si sarebbe potuta limitare a questo, Vladimir Luxuria. A promuovere quello che definisce un “libro ironico, che fa divertire ma anche riflettere”. Eppure è andata oltre, mettendosi a nudo. “Si nasce maschi e si diventa uomini, si nasce femmine e si diventa donne – esordisce -. Nella stragrande maggioranza dei casi è così, ma per me non lo è stato. Io, ero donna già nel grembo di mia madre. Non mi sono mai sentita un maschietto, ma sempre una principessa rinchiusa nel suo castello. Nella prigione del suo corpo.
Da adolescente, mi sono trovata davanti a due strade. Quella della repressione, in cui mi sarei dovuta travestire da uomo per avere una vita facile, per essere accettata socialmente, per non avere problemi a scuola, in famiglia e al lavoro. Oppure potevo intraprendere la via della sfida, contro tutto e contro tutti”.
A sedici anni Vladimir Luxuria prende in mano la sua vita e sceglie la strada per la libertà. “Ho provato a fare l’uomo. Davanti ai compagni di classe, agli amici, ai cugini. Ho provato ad apprezzare il calcio. Ma che fatica, e alla fine non ce l’ho fatta. Non è stato facile, a Foggia ho avuto un bel po’ di problemi. Le mie sorelle mi sono sempre state complici. Erano loro a prestarmi i vestiti da donna. La sera uscivo da casa, da maschio, e nella prima cabina telefonica in cui mi imbattevo mi trasformavo: mi sistemavo i capelli, mi mettevo i tacchi e il rossetto. Quando uscivo sentivo gli occhi di tutti puntati addosso, e mi chiedevo: ‘Mi osservano perché hanno capito che sono un uomo? Perché gli piaccio o perché gli faccio schifo?'”.
La sua libertà Vladimir Luxuria l’ha sofferta. L’ha pagata cara. “Mi hanno riempita di botte, di sputi e di insulti. A scuola mi imbrattavano libri e quaderni con epiteti impronunziabili, per strada mi lanciavano gli oggetti addosso. Mi hanno allontanata dalla Chiesa, io che ero una religiosa frequentatrice. Mi hanno inondata di offese, con il telefono di casa che squillava in continuazione. E ho pensato al suicidio”.
A cinquantadue anni Vladimir Luxuria è una donna forte. “Ma nell’adolescenza ho avuto un momento di debolezza – ammette -, perché credevo che ce l’avessero tutti con me. Una sera, mi sono chiusa in camera e ho pensato di farla finita. Ma mentre ne studiavo il modo, ho incrociato gli occhi umidi di tenerezza e affetto della mia barboncina Dolly. Quanto mi amava, talmente tanto che ogni volta che rientravo a casa si faceva sotto dalla felicità. L’ho guardata, ho respirato a pieni polmoni e mi sono detta: ‘Se mi vuole bene lei, me ne vorrà anche qualcun altro’, e così ho desistito dal suicidarmi. Fortunatamente”.
Quel momento buio Vladimir Luxuria lo ha superato. “Ho indossato una corazza e ho affrontato il mondo. E quello è stato il mio primo atto politico, altro che l’ingresso a Montecitorio nel 2006. Vivevo la scuola come un luogo ostile, ma ho proseguito gli studi fino a laurearmi con 110 e lode. Ho reagito agli insulti, ho resistito e non mi sono arresa. E oggi ho avuto ragione”.
Raffaele Strocchia




