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Incapace di intendere e di volere, gli revocano gli arresti ma resta in carcere

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – (sil.co) – Gli revocano la misura di custodia cautelare, ma resta in carcere. Un luogo dove dice di trovarsi bene. “Che uno dica di stare bene in carcere è già sintomo di patologia mentale, data la giovane età”, ha commentato ieri in aula il dottor Alberto Trisolini, dirigente del dipartimento di salute mentale della Asl.

E’ lo psichiatra incaricato dal tribunale della consulenza medica su un 28enne viterbese che nell’ultimo anno si è reso più volte protagonista di bravate, finite tre volte con l’arresto e con altrettanti processi pendenti tra Viterbo e Terni.

Bravate che avrebbe messo a segno perché “incapace di intendere e di volere”, come recita crudamente la perizia psichiatrica cui è stato sottoposto, secondo la quale non è imputabile.

Si tratta del giovane arrestato una prima volta il 5 giugno per avere dato vita a un folle inseguimento da Viterbo a Terni, durante il quale ha investito in retromarcia un poliziotto, facendolo finire in ospedale. Scappando da Viterbo aveva già forzato un posto di blocco della polizia locale, percorrendo a folle velocità ha le vie del centro abitato, danneggiando una serie di auto e imboccando infine la Cimina, strada Piangoli e la Umbro-Laziale in direzione Terni-Spoleto.

Pochi giorni dopo si è fatto arrestare di nuovo dai carabinieri di Firenze, dopo essere evaso dai domiciliari. Quindi è finito in manette una terza volta. il 21 giugno, quando, invece di stare ai domiciliari, in una clinica di Fabrica di Roma, si è fatto beccare di nuovo nel capoluogo toscano. 

A marzo gli era stata ritirata la patente dalla polizia, che lo aveva sorpreso ubriaco alla guida di una Porsche. Il 30 maggio, invece, era stato fermato in sella al suo scooter senza assicurazione né patente. Sequestrato il mezzo, avrebbe iniziato a lanciare una serie di oggetti (tra cui un tavolo in legno) sulle auto in sosta al Murialdo. 

Per lo psichiatra è incapace di intendere e di volere, quindi non può stare né in carcere, né ai domiciliari, ma deve essere trasferito in una struttura adeguata al caso. “Non ci sono acuzie in atto per cui debba essere ricoverato in ospedale – ha spiegato Trisolini al giudice Silvia Mattei – sarebbe preferibile una Rems, una delle strutture riabilitative per malati psichiatrici che hanno preso il posto degli Opg, oppure una comunità terapeutica. Non ha problematiche psicotiche, soffre di un disturbo della personalità, un mix borderline, con tratti antisociali. Vive solo il presente, il qui e ora, una forma di immaturità psicologica, non futurizza”. 

Per Trisolini le bravate sono per sentirsi grande, “bravate di crescita”. “La Rems avrebbe il vantaggio di obbligarlo alla cura, non potendo uscire. Ma i tempi d’attesa potrebbero essere molto lunghi. La comunità terapeutica, invece, andrebbe bene, se molto contenitiva, ma trattandosi di strutture private potrebbero rifiutare il paziente”.

“La mamma e il papà sono molto preoccupati”, ha sottolineato il difensore Daniele Saveri, in aula con i genitori, al fianco del giovane, arrivato e partito con la scorta degli agenti della polizia penitenziaria di Mammagialla. La decisione verrà presa entro la prossima udienza, fissata per il 17 ottobre. Nel frattempo il giovane resta in carcere. 


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