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Insulti alla figliastra: “Sei un aborto mancato”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Un’adolescenza d’inferno, “per colpa della compagna di mio padre”. Una giovane viterbese racconta in aula le minacce e gli insulti di cui sarebbe stata inondata dalla matrigna. Lei è finita a processo con l’accusa di stalking, dopo essere stata denunciata dalla ragazza. “Ho presentato tre querele – spiega la giovane -. L’ultima è del novembre 2013, quando sono andata in questura”.

La ragazza, costituita parte civile, oggi ha vent’anni. Ma all’epoca dei fatti non era ancora maggiorenne: di anni ne aveva solo 16. “Non ero più un’adolescente tranquilla – racconta al giudice Giacomo Autizi -. Avevo paura, non uscivo più da sola e sono stata costretta a cancellarmi da tutti i social network. Oggi, per i traumi, sono seguita da uno psicologo”.

La compagna del padre l’avrebbe riempita di insulti e minacce via Facebook. “Il motivo? Non ne ho idea – ammette la giovane -. Forse gelosia, forse ragioni economiche. Una sera ho chiamato papà dopo aver fatto un incidente in auto. Ero al pronto soccorso quando mi è arrivato un messaggio della compagna: ‘Sarebbe stato meglio se fossi morta, così tuo padre l’avrebbe smessa con questo mantenimento. Crepa’, aveva scritto”.

Ma i messaggi sarebbe stati decine. “I miei genitori – racconta la ragazza – mi hanno avuta da giovani, e lei sosteneva che mia madre mi avesse concepito dopo aver costretto papà, che in realtà non mi voleva. ‘Sei il frutto di una scopata dopo tante pasticche prese da tuo padre’, mi scriveva. E ancora: ‘Sei un aborto mancato, non hai un pizzico di dignità. Sei una ragazza sola, ti hanno abbandonata tutti”.

Non solo messaggi, però. “Di notte mi arrivavano anche chiamate anonime, e non poteva che essere lei. Dalla disperazione, ho dovuto cambiare numero di telefono”. L’ultima denuncia dopo un messaggio inviato a un’amica ma indirizzato a lei. “Aveva scritto – riporta la ragazza -: ‘Deve sparire dalla vita e dalla famiglia di suo padre, definitivamente'”.


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