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“Le competizioni democratiche non sono sfide all’Ok Corral”

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Il consigliere regionale Enrico Panunzi

Il consigliere regionale Enrico Panunzi

Viterbo – “Sono competizioni democratiche e non sfide all’Ok Corral”. Enrico Panunzi richiama all’unità. Oggi più che mai visto che dal congresso, che ha riconfermato Andrea Egidi, è emerso un Pd spaccato in due.

Il consigliere regionale sostiene che la lista di Benedetti “Insieme per unire il Pd” abbia lavorato e stia lavorando tuttora in questa direzione. Non pensa invece che dall’altra parte sia stato fatto altrettanto. E se la situazione rimarrà così cristallizzata, le sfide elettorali del Pd, per Panunzi, saranno in salita.

Come commenta il congresso da poco concluso?
“È stata una bella esperienza – dice Panunzi – sono contento per Manuela Benedetti che ha giocato in prima persona, ottenendo un risultato al di là delle aspettative. Come in tutte le cose, si hanno conferme, gioie, amarezze e delusioni. Il bilancio per quello che ci riguarda e per quello che riguarda Manuela, che per la prima volta da donna si è candidata alla guida del partito dal 2008, è positivo e pieno di soddisfazioni. È l’inizio di un percorso che ci dice ancora una volta che noi vogliamo unire e non dividere”.

Si è riproposta la sfida tra Renzi e Orlando come molti hanno sostenuto?
“Non so quale lettura si voglia dare. Il congresso nazionale si è svolto e ha visto prevalere Matteo Renzi che è il segretario del partito.

A livello locale, basta leggere le due liste presentate che portavano entrambe il nome di Renzi. Quindi la riproposizione di una competizione già fatta e consumata che sappiamo come è andata a finire. Noi, in quell’occasione, ottenemmo il 34 per cento, stavolta siamo al 44. Quindi era ovvio che, dall’altra parte, ci fosse questa impostazione.

So invece che la nostra lista si chiama “Insieme per unire il Pd” e credo ci sia quanto mai necessità di questo incipit. Noi abbiamo giocato correttamente e lealmente per dire che, al di là degli steccati congressuali ormai passati e consegnati alle cronache e anche agli organigrammi nazionali, c’era un problema provinciale che abbiamo affrontato cercando di portare più unità possibile all’interno del Pd. Perché per me ce n’è estrema necessità”.

Emerge infatti un partito spaccato in due.
“Quanto mai. Non sono due metà precise, perché c’è la componente di Egidi che ha fatto un po’ l’ago della bilancia. Nelle prossime settimane, di tutto ci sarà bisogno tranne che di un Pd spaccato”.

Come ricompattare quindi?
“Noi abbiamo lavorato e lavoriamo per ricompattare, ma, per farlo, non si può essere da soli”.

Dall’altra parte, quindi, non è stato fatto lo stesso?
“Non mi pare, perché se andiamo a vedere gli altri congressi delle province del Lazio, la nostra è una delle pochissime realtà in cui si è andati in maniera così divisa – metà, rispetto ad altre situazioni in cui si è giocata una partita unitaria”.

La segreteria del Pd, ora, che impostazione dovrà avere?
“Sta nelle mani e nell’intelligenza di chi ha prevalso”.

Impossibile quindi non tenere conto del risultato di Benedetti?
“Questo è il minimo in democrazia che è fatta di situazioni che si sono delineate in maniera inequivocabile”.

Come vede le sfide elettorali del 2018?
“Se la situazione rimane così cristallizzata, le vedo molto in salita per tutti e, soprattutto per il Pd”.

Ci sono margini di dialogo tra le due correnti emerse dal congresso, quella che fa capo a lei e quella fioroniana?
“Se ci sono margini non lo so, ma so che sono necessari e mi sembra ovvio. Il segretario ha un alto compito e un’alta responsabilità in questo caso.

Al di là di tutto, ciò che mi preme è ringraziare chi ha partecipato a questa competizione democratica e chi ha lavorato e si è impegnato nei congressi di circolo. Spero solo che alla teoria seguano i fatti: sono competizioni di democrazia e non sfide all’Ok Corral”.

Paola Piedomenico


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