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“L’inchiesta Led partita da un appalto da 2 milioni e mezzo…”

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Operazione Led - Carabinieri e forestale - Tre arresti per turbativa d'asta

Operazione Led – Carabinieri e forestale – Tre arresti per turbativa d’asta

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Operazione Led – Carabinieri e forestale – Tre arresti per turbativa d’asta

Viterbo – E’ partita da “una gara da due milioni e mezzo” l’inchiesta Led, su tre appalti per l’illuminazione pubblica e impianti termici banditi dai comuni di Civita Castellana, Grotte di Castro e Villa San Giovanni in Tuscia. Lo ha spiegato in aula, davanti al giudice Silvia Mattei del tribunale di Viterbo, il forestale del Nipaf Stefano De Carli, nel pool di investigatori che hanno seguito le indagini fin dalla prima ora.

A processo, per turbativa d’asta, sono finiti i fratelli Alessandro e Luca Tramannoni, rispettivamente amministratore delegato e socio della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata), e il direttore commerciale di area Tirrenica Massimiliano Sanzogni.

Per i pubblici ministeri Stefano d’Arma e Fabrizio Tucci, titolari delle indagini, la Cpm si sarebbe aggiudicata a raffica le gare con procedure non proprio trasparenti, tra capitolati scritti insieme agli imprenditori e consigli su come impostare l’offerta per vincere.

Tra gli appalti incriminati il più succulento era quello di Civita Castellana, sui cui nel 2014 si accesero i riflettori di carabinieri e forestali. “Il valore complessivo era di 4,7 milioni di euro per 15 anni, e la possibilità di aumentare la posta in gioco fino a circa 700mila euro annui, dai 315mila euro iniziali – ha spiegato in aula il sovrintendente De Carli, ricapitolando le indagini -. Una prima gara, con importo da 2,5 milioni, andò deserta. La seconda, maggiorata a oltre 4 milioni e mezzo, imponeva tempi stretti se non si voleva rischiare di perdere il finanziamento regionale”.

All’intraprendenza degli imprenditori sarebbe seguita l’accondiscendenza di alcuni dipendenti pubblici dei comuni interessati, molti dei quali finiti nei guai.


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