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Viterbo – (sil.co) – Genio e sregolatezza-filone Acquabianca, il comune di Viterbo è pronto a costituirsi parte civile al processo, assistito dall’avvocato Maurizio Giovanforte. E’ arrivata ieri in tribunale la risposta alla domanda del Movimento 5 Stelle che pochi giorni fa si interrogava sulle intenzioni di Palazzo dei Priori.
“Vorremmo sapere – scriveva il Movimento 5 Stelle Viterbo – se la costituzione di parte civile del comune di Viterbo sia già avvenuta o, in caso negativo, se sia intenzione di questa amministrazione procedere in tal senso”.
Ebbene, il comune capoluogo si costituirà parte civile nel processo per truffa e corruzione aggravata a carico dell’ex city manager Armando Balducci e degli imprenditori Amedeo Orsolini, Lorenzo Grani, Luigi Castellani, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Ma la formalizzazione della richiesta di costituzione di parte civile sarà possibile solo il prossimo 20 febbraio, data cui è stata rinviata ieri l’udienza di ammissione prove, a causa del trasferimento di un giudice ad altro ufficio.
Figlio della maxinchiesta su appalti truccati e corruzione Genio e sregolatezza, sfociata in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero nel 2012, il filone Acquabianca è quello che fece più scalpore per via della notorietà degli attuali imputati.
Al centro dell’inchiesta dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma le presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca. Tutti sono accusati di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al comune di Viterbo, per aver fatturato 190mila euro più del dovuto, 50mila incassati, per le opere di urbanizzazione.
Balducci, invece, avrebbe intascato, in contanti e al nero, 70mila euro di bustarelle, a rate, dal 2008 fino al 2012. A partire dall’approvazione, solo da parte della giunta, senza il passaggio dal consiglio comunale, di una variante al piano di zona, spacciata per “non essenziale”. E invece messa a punto apposta per favorire la Colleverde, secondo l’accusa, già cliente per il progetto dello studio della moglie, incrementando del 50% le volumetrie residenziali private e riducendo dell’80% le non residenziali.
Un escamotage, tra l’altro, per costruire una gran quantità di villini a schiera invece di palazzi, con un aumento del 38% della superficie edificabile.
Nell’accordo corruttivo, inoltre, erano previsti incarichi a professionisti della società riconducibile alla moglie. Le imprese dei Chiavarino e di Tomassetti invece, avrebbero versato a Balducci il 2,5% sull’importo, pari a quasi 5 milioni di euro, dei lavori di urbanizzazione primaria, tra cui la rotatoria. In parte recuperati, secondo l’accusa, truffando il comune.

