|
|
Nepi – (sil.co.) – Al via il processo per peculato a carico dell’ex amministratore delegato e socio di minoranza della PharmaNepi srl, Luigi Servi, 61 anni. E’ approdato ieri in aula, davanti al collegio, il seguito penale della nota vicenda della partecipata che gestiva la farmacia comunale di Nepi, al centro della quale c’è un presunto danno da un milione e 200mila euro alle casse pubbliche.
Vicenda per la quale, all’inizio del 2016, sono stati assolti dalla corte dei conti l’ex sindaco Franco Vita e il consiglio di amministrazione della farmacia comunale.
Il tribunale amministrativo, con l’occasione, sparò a zero su Luigi Servi, socio di minoranza al 49 per cento e amministratore delegato della farmacia fino al luglio 2012, definendolo “responsabile di tutta una serie di artifizi, raggiri e ammanchi che hanno arrecato un cospicuo danno erariale all’ente locale, socio maggioritario della PharmaNepi”.
Servi era stato escluso dal giudizio davanti alla corte dei conti, perché non era la magistratura contabile l’organo deputato a giudicare una sua eventuale responsabilità. Sul suo conto furono però aperte indagini da parte della procura della repubblica di Viterbo, coordinate dal pm Paola Conti.
Sotto la lente della finanza, dieci anni di gestione della PharmaNepi, dal 2002 al 2012. Per la corte dei conti “era il Servi, nella sua veste di amministratore delegato, a tenere una gestione irregolare e dannosa e a predisporre i progetti di bilancio e quindi molte delle condotte truffaldine – proprio perché tali – erano difficilmente riscontrabili” da parte di Vita & Co..
A far scattare le indagini un esposto presentato nel 2011 dallo stesso sindaco Franco Vita, in cui venivano segnalate presunte anomalie nella società PharmaNepi, per il 51 per cento, del Comune. Secondo l’accusa il farmacista, in quanto consigliere e amministratore delegato di PharmaNepi srl e, dunque, incaricato di pubblico servizio, si sarebbe appropriato, a più riprese, di varie somme, per oltre un milione di euro.
Si torna in aula a fine gennaio. L’imputato è difeso dall’avvocato Giovanni Labate.


