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In provincia tornano gli “assessori”…

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Viterbo - L'insediamento del nuovo consiglio provinciale - Il presidente Pietro Nocchi

Viterbo – L’insediamento del nuovo consiglio provinciale – Il presidente Pietro Nocchi

Eugenio Stelliferi e Aldo Fabbrini

Eugenio Stelliferi e Aldo Fabbrini

Mario Quintarelli, Eugenio Stelliferi e Aldo Fabbrini

Mario Quintarelli, Eugenio Stelliferi e Aldo Fabbrini

Pietro Nocchi

Pietro Nocchi

Viterbo – (g.f.) – In provincia tornano gli assessori. O quasi.

La provincia com’era un tempo non c’è più, anche se il referendum che avrebbe dovuto eliminare del tutto l’ente è stato bocciato. In una fase di transizioni in cui si fatica a capire competenze e ruoli, dalle parti di via Saffi provano a rimettere in moto in qualche maniera, la macchina amministrativa.

La nuova-vecchia configurazione non prevede una giunta, ma la possibilità data al presidente, d’assegnare deleghe ai consiglieri, su specifiche competenze e il neo eletto Pietro Nocchi ieri ha firmato il decreto.

Dopo avere scelto il suo vice, Livio Treta (Moderati e Riformisti), è la volta di spartire i compiti con i rappresentanti della maggioranza.

A Maurizio Palozzi (Pd) vanno Viabilità e Lavori pubblici. Nel palazzo Gentili d’un tempo erano le deleghe pesanti. Edilizia scolastica e Formazione professionale, invece, sono toccate a Eugenio Stelliferi (Pd).

Ad Aldo Fabbrini (Pd), invece, le competenze su Servizi sociali, Assistenza disabili, Bilancio e Programmazione Economica. Al vice capogruppo in comune, pure le Pari opportunità, incarico che di solito viene assegnato a un esponente donna.

Sfortunatamente, l’attuale consiglio provinciale è tutto al maschile.

Di Società partecipate e Governance se ne occuperà invece, Gianluca Angelelli (Pd). Energia, Parchi, Polizia provinciale, Protezione civile, Patrimonio e Progetti comunitari, saranno invece presiedute da Carlo Postiglioni (Pd).

A ciascuno la propria materia, con un’avvertenza. Come spiega pure il decreto, si tratta d’incarichi di collaborazione con il presidente, che non prevedono, con l’assegnazione, particolari poteri. Quelli restano saldamente in mano di uno solo. Il presidente, appunto.

Ma per i nostalgici, in qualche modo si può dire che la provincia adesso ha di nuovo la sua giunta. Se dalla regione o il governo dovessero pure arrivare fondi per le competenze ancora in essere, non guasterebbe.


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