Viterbo – Padre di un bimbo trapiantato finisce sotto processo per indebita percezione di erogazioni a danno dello stato, la Asl è pronta a costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni.
Il genitore avrebbe presentato per oltre un anno fatture per ottenere il rimborso spese delle sue trasferte romane, durante la quali accudiva il figlio ricoverato all’ospedale pediatrico Bambin Gesù. Peccato che il piccolo fosse stato dimesso dopo tre mesi di ricovero nell’ospedale capitolino.
A dare l’annuncio, ieri, in apertura del processo, l’avvocato Daniela Piccioni, il legale nominato dall’azienda sanitaria dopo la notizia del rinvio a giudizio del padre del piccolo assistito. I rimborsi sono quelli, previsti per gli aventi diritto, da destinare a benzina, all’affitto di un appartamento o notti in bed and breakfast.
La costituzione di parte civile della Asl potrà però essere formalizzata solo il prossimo 13 febbraio, data cui è stata rinviata l’udienza di ammissione prove in quanto uno dei componenti del collegio, il giudice Rita Cialoni, è stata trasferita nel frattempo all’ufficio gip. E nel periodo di transizione, tutti i processi non ancora iniziati davanti alla terna giudicante di cui fa ancora parte il magistrato – per ragioni di economia – vengono rinviati al 2018 per evitare il rischio che ripartano da zero all’arrivo del nuovo componente della terna giudicante.
Il genitore – inizialmente indagato per truffa allo stato – è stato rinviato a giudizio a fine maggio per un reato più grave dal gup Savina Poli, in quanto, presentando fatture false, avrebbe continuato a percepire indebitamente, per un anno più del dovuto, i rimborsi concessi dalla Asl di Viterbo a lui e alla moglie per le spese sostenute durante il ricovero del figlioletto al Bambin Gesù di Roma per il trapianto.
Il bambino è rimasto ricoverato nell’ospedale capitolino per tre mesi, ma la coppia avrebbe continuato a percepire indebitamente i rimborsi anche successivamente, per altri dodici mesi dopo la fine dell’emergenza per cui erano stati concessi.
Per questo l’uomo è finito sotto inchiesta per truffa allo Stato, reato riqualificato durante l’udienza preliminare nella più grave “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, per cui rischia una condanna fino a tre anni di reclusione e sarà processato davanti al collegio.
